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28 ottobre 2009

sezioni le mie parole
come vorrei facessi
con la mia
carne

19 ottobre 2009

e' quando si dorme che si dice davvero la verita'

e poi mi chiami mentre sto dormendo per sorprendermi mentre sono più tranquillo. mi addormento con due gocce sugli occhi e il giorno dopo non ricordo una parola di quello che ci siamo detti. ricordo solo un ci vediamo presto. ricordo solo un certe volte mi dimentico di te ma quando mi accorgo della tua assenza le cicatrici tornarno a fare molto male. ho ridipinto le pareti di un bianco coca per disinfettarle delle vite precedenti. mi hanno fatto un contratto d'affitto turistico come a dirmi in anticipo che neanche questa città potrà appartenermi davvero. questa città gentile e violenta. questa città dalle mille facce indefinibili. questa città che ha il mio stesso volto. ieri sera un tizio voleva buttarsi dal balcone ma le guardie, così qua chiamano gli sbirri come per disprezzarli con educazione, sono riusciti a condannarlo di nuovo alla vita. me lo ha raccontato il tipo del chiosco dove la mattina bevo il caffè e che da una settimana è la prima e unica persona a darmi il buongiorno. nel frattempo due bambini facevano i pugili in mezzo alla strada prima di andare a scuola ma senza giocare. ha vinto quello per cui tifavo, quello più piccolo, il più debole ma solo all'apparenza. decine di turisti ci fotografano con i nostri libri di Bukowski e Buzzati in mano sotto l'elefantino in piazza duomo come se fossimo parte del tutto. gli schizzi d'acqua che volano oltre la fontana e tutto intorno sembra non smettere mai di piovere. tutti questi carabinieri poliziotti e militari che presidiano le strade e le piacce e sembra di stare in guerra. in realtà la sensazione è quella di stare in un enorme carcere all'aperto. con il coprifuoco alle nove per i nostri cuori per la paura di farci del male. il coprifuoco per i nostri cuori ma non per i nostri corpi che hanno bisogno di farsi del male. i piccoli negozi sottocosto dei pachistani ricavati dalle camere da pranzo delle loro case sono la nostra salvezza. lì ho scoperto che la loro carne in scatola è molto più buona della nostra. che queste foto e queste parole ci regalano la nostra piccola e misera fama ma non ci tolgono la fame. mi telefoni per dirmi che hai visto le mie foto in mostra a milano e le mie parole a bologna ma non hai visto me. che è già tanto se riesco ad arrivare a palermo per sentirmi dire da critici e giornalisti che le mie parole sono splendide e per chiedergli si ma i soldi quando arrivano? per sentirmi rispondere magari più in là. nel frattempo disseminare la città dei nostri curriculum per promuovere le nostre capacità nei lavori più miseri e sentirci dire si, andresti bene ma magari più in là. il proprietario di casa che vuole i soldi dell'affitto ma magari subito e non più in là. e mentre tu sogni di fare la giornalista e raccontare cosa succede nel mondo io ho finito tutti i passi per disintossicarmi definitivamente dalla televisione e dai giornali e di quello che succede in giro non me ne fotte più di tanto. che il mio mondo è grande quanto il campo di ricezione dei miei sensi. e chissà se sarà più interessante questo post o l'articolo in cui scrivi che il presidente si è scopato un'altra sedicenne e adesso sta per farsi una legge in base alla quale le massime cariche dello stato possono scoparsi chi cazzo vogliono. chissà. io punto sulle tue parole.

14 ottobre 2009

ci rivedremo solo di passaggio, senza neanche guardarci negli occhi

strappate e bruciate quasi tutte le foto appese alle pareti. svuotati i cassetti di tutte le splendide parole e anche quelle di merda accumulate in anni di splendida vita del cazzo. restano macchie di vuoto sui muri ingialliti dalle migliaia e migliaia di sigarette bruciate nelle notti insonni. resta la polvere che non abbiamo voluto spazzare via perchè tanto questa non è mai stata la nostra casa e mai lo sarà. resterà soltanto qualche splendido ricordo a braccetto con i ricordi più brutti vissuti fino ad ora. e sarà forse che non riusciamo mai ad arrenderci ma chiudiamo per l'ultima volta questa porta senza alcun rimipanto. senza nessuna nostalgia. sono tempi passati e va' bene così. che queste stanze sono intrise di mille sensazioni, mille gioie, mille peccati. le notti ad inacidirsi, ad affumicarsi, ad estasiarsi, a respirare attraverso banconote perchè avevamo voglia di scoprire qualcosa di nuovo. le notti ad annusarsi, a sfiorarsi, a scoprirsi, a studiarsi, ad entrarci dentro e violentarci amandoci perchè senza averne voglia avevamo scoperto qualcosa di nuovo. abbiamo fatto tutto qua dentro e adesso chiudiamo la porta e buttiamo via la chiave. diciamo addio a questa città di merda che una città non è. ma sappiamo che non cambierà mai niente. perchè puoi cambiare posto in cui vivere ma non puoi cambiare mai il tuo modo di vivere. a meno che tu non ti renda umano. a meno che tu non ti riscopra umanamente normale. sociale, amichevole, servizievole, buono, schiavo, illuso, semplice, pieghevole, plasmabile. morto. e forse avrai anche ragione tu, a dirmi che delle persone non ne so un cazzo. che mi sbaglio, a credere che siano così inutili e sbagliate. che a differenza mia loro vivono perchè vivono semplicemente. potresti anche aver ragione tu, a dirmi che mi sbaglio ad odiare chi crede in dio, a dirmi che lo fanno solo perchè ne hanno bisogno e che in questo non c'è niente di male. forse farai bene tu, ad aprrezzare questi esseri che a me procurano solo rabbia. ma "non sei riuscita a cambiarmi. non ti ho cambiata, lo sai". purtroppo. e non sono mai riuscito a farti capire che senso hanno i miei pregiudizi culturali. e non sono mai riuscito a spiegarti e a spiegarmi da dove nasce tutto questo odio. tutto questo rancore che non ha neanche la voglia di tramutarsi in un atto pratico. ma tanto non è il momento per queste cose. adesso è tempo di pensare solo e soltanto a sè stessi. cinico, certo, come sempre. me lo avete insegnato voi senza volerlo. adesso è tempo di una nuova cicatrice e di una nuova bruciatura. sai cosa vuol dire. forse.

13 ottobre 2009

sapeva di tabacco stagionato sotto la pioggia acida di un luglio inoltrato. ci fumavamo finte sigarette sotto l'acqua che cadeva giù da un cielo livido come le nostre braccia martoriate dalle nostre tristezze più insensate. che per sopportare i vuoti che avevamo intorno ci riempivamo di tutta la merda che riuscivamo a trovare. tu mi dicevi di non preoccuparmi che anche se in ritardo tutto si sarebbe sistemato. avevamo terminato le riserve di tutti i nostri sorrisi migliori. ci restavano da bere solo le lacrime più amare. io che ti chiedevo se anche per te ne valeva davvero ancora la pena. mi hai risposto in un gioro di festa ma non per noi. le bottiglie di vino stappate a colazione e il non incrociarci gli sguardi affilati per settimane che diventavano mesi. io che non so più dove sei tu. tu che non sai più chi sono. noi che non siamo più noi. tu che sei solo tu. io che non sono più niente ma tutto.

10 ottobre 2009


si addormenta con due gocce sugli occhi
l'ultimo pensiero è un viso
il primo non pensiero un albero di seta
la cosa più importante una voce
rasserenato da un per sempre
soddisfatto da un domani
sicuro che sarà sempre lì
uno schizzo di sangue
poi due getti di terra
ed un nulla per sempre

8 ottobre 2009

che per farti capire cosa volevo dire dovevo restare in silenzio. a disfarci i vestiti nelle aree di servizio per trovare al risveglio il caffè già pronto e portartelo mentre ancora sogni sul sedile posteriore. i tuoi capelli piegati male e i discorsi spiegati male ancora attaccati al parabrezza. che mi dicevi di volere imparare a capire questa mia lingua disarticolata. inciderti sui polsi la strada per non perdermi mai e le cicatrici più grandi che hanno cancellato tutto. che per poterci sentire minimamente soddisfatti abbiamo sempre più bisogno di divorare altra carne. mi scrivi e mi dici che nella città più bella del mondo non si sta poi così bene e io ti rispondo che nel quartiere più violento di questa non si sta poi così male. l'aspetto comico è che non sappiamo neanche da dove ci scriviamo. quando mi chiami, la batteria scarica che ci zittisce è la nostra salvezza. prima di farci del male. prima di dirci la verità. prima di ammettere che abbiamo mandato tutto in frantumi ma questa volta non possiamo più riaggiustarci. possiamo solo ripararci dai nostri occhi finchè non smetteranno di pioverci addosso. che se i martini versati male non danno più sollievo la colpa è delle parole ricordate bene. i muratori dei nostri cuori impegnati a costruirci delle pareti più resistenti minacciano sciopero ad oltranza, manifestazioni non pacifiche e sit-in in entrambe le coronarie. ma abbiamo già preparato i manganelli e i lacrimogeni che le rivolte dei nostri cuori è meglio se iniziamo a reprimerle sul nascere. intanto da bologna arriva un pacco con le parole più belle. e ho scelto i metri quadrati a cui dedicare la nuova cicatrice.

5 ottobre 2009

potremmo anche non salvare i cambiamenti correnti e ricominciare tutto dall'ultima volta che ci siamo salvati

per ammazzare il vuoto ci innamoriamo ogni giorno o quasi ma tanto non prendiamoci sul serio che lo sappiamo che è soltanto vivere. allora adesso è agradable parlare e non capirsi del tutto. come quando ci si abbraccia in silenzio per dirsi tutto. come quando ci si dice tutto da lontano senza abbracciarsi mai. è sempre tutto e il contrario di tutto. che le autostrade delle nostre vite sono chiuse al traffico causa frane e ci incontreremo mentre sfondiamo tutti i posti di blocco che ci mettono davanti senza però mai presentarci perchè non ce ne sarà bisogno. basterà non guardarsi negli occhi e ci riconosceremo al primo silenzio. che abbiamo sempre pagato tutto caro anche quando si trattava di perdere tutto per poter guadagnare tutto. che non tutti sono capaci di capire certe cose. non siamo tutti uguali ed è necessariamente vero. adesso che ti ho spiegato che la mia verità è che non esiste una verità sono molto più tranquillo. come quando ho capito che non avevamo più speranze e tu continuavi a battere i pugni senza volere arrenderti a ciò che mi sembrava così ovvio. e scoprire che ci eravamo scoperti le anime mentre ancora faceva troppo freddo per vivere come se potessimo essere felici per sempre. noi che ci nascondiamo le sconfitte in soffitta per non apparire mai troppo vivi che altrimenti poi i muri di cinta che ci siamo costruiti iniziano ad indebolirsi. e poi ci toccherà curarci nuovamente l'anima distruggendoci sempre di più questi corpi già ridotti all'osso. che quasi quasi perdiamo anche la carne che era l'unica cosa che ci era rimasta. i nostri sguardi che sono poesia postmoderna senza alcun senso pratico. i nostri discorsi postpunk senza alcuna melodia per attrarre il pubblico che non desideriamo. i nostri amori postindustriali che non seguono più le catene di montaggio che ci davano la tanta desiderata stabilità. che ci siamo ridotti ad essere solo questi post.