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18 dicembre 2009

moriremo per overdose da pillola rossa

le tue mani come un gesto prigioniero. evidentemente a posto in un letto. muoviti come da copione, in percorsi paralleli, in azione pratica. come chi è costretto a servirsi di parole rapide come spari. inutili come birra analcolica. questa città è grande quanto lo vogliamo. così come i nostri sogni sono realizzabili nella misura in cui crediamo in noi stessi. li schiarisce l'aurora che passa in fretta e non lascia dietro di se la follia per un tesoro abbandonato. ritorneremo dunque, con sorprendente rapidità a collezionare ricordi appassiti come i fiori che cercavamo di coltivare al sicuro dalle nostre vite corrotte e corrose. non come chi compra inodori fiori di plastica per non vivere la tristezza di vederli marcire. vivere non è per tutti. è un gesto meccanico che spesso neanche ricordiamo di stare compiendo. siamo appesi a un filo, adesso, insieme a tutte le nostre lune negative passate. attaccati al tempo degli eterni compromessi, rinviati a giudizio dal coraggio civico delle semplici regole del modo responsabile di associarsi e sottomettersi. un uomo è un essere vivo ma non sempre la sua vita quotidiana è un atto intenzionale. trionfano piuttosto inevitabili fatti, le cui concordanze sono non soltanto negative ma assolutamente grottesche. nessun egoismo è indispensabile ma ciascuno di noi vive a suo modo questa dualità tra vivere ed esistere. dietro la porta blindata del vostro vivere da onesti cittadini, avete perso la capacità di indignarsi, lo sdegno che fa' impallidire, il disgusto che spinge a dover necessariamente fare o dire qualcosa. si può essere clementi di fronte a un'ignoranza e ad una debolezza forzate ma non può esserci nessuna pietà per il silenzio, per l'apatia, per la neutralità o, peggio ancora, per la distorsione della realtà, per la moltiplicazione del falso. come mai lo era stato, il giornalismo è oggi il modo più spoco e ipocrita di servire il potere. "partono tutti incendiari e fieri e quando arrivano sono tutti pompieri". non avrete più bisogni di censori, perchè sarete voi i primi a non volere sapere e dire la realtà. la realtà e non la verità. perchè la verità non è mai esistita. esiste solo la realtà. così come esiste la Chiesa senza che Dio sia mai esistito in modo concreto. così come esiste la vita ma non esiste la morte.

5 dicembre 2009

"IL MONDO CONTINUA AD ESSERCI ANCHE SE CHIUDI GLI OCCHI"

abbiamo spolverato tutti i nostri specchi orizzontali e percorso tutte le strade bianche che ci è stato possibile racimolare. con il naso sanguinante ce ne andiamo per queste piazze e chissà se è la folla o la follia a rendere tutto più eccitante. hanno oscurato la luna per non farci sentire invincibili. così adesso viviamo in modi indicibili. quando per farmi ridere mi dici che vorresti avere il fiuto per gli affari ma ti accontenteresti di avere il fiuto dei cani poliziotto. così sapresti sempre dove andare a fare i tuoi acquisti. ci siamo probabilmente spinti un po' oltre. ma tanto l'importante è non essersi spenti. che progetti abbiamo per questa sera? praticamente gli stessi che abbiamo per la vita. ci hanno licenziato ancora e adesso la nostra aspirazione più grande è quella di farci assumere come troie di regime. tanto abbiamo tutti i requisiti e gli organi sessuali in più che servono e che si adeguano ai gusti dei politici contemporanei. avremmo anche a portata di mano quei cuori che abbiamo sempre sognato di trafiggere. e invece restiamo a trafiggerci le braccia in questa città. questa città troppo grande per due che come noi che non sperano però ci stan provando. ormai siamo talmente abituati a questa nostra visione distorta del mondo, che quando ci capita di vederlo nelle sue forme reali ci fa terrore. lo senti questo senso di morbidezza? è questa la sensazione che vorrei sempre provare. questi suoni attutiti, questi colori attraenti, queste forme lisce dai bordi sinuosi. ma i tuoi occhi che mi fissano non hanno sguardo e non è proprio questo quello che vorrei. tutte le nostre notti riciclate e dimenticate. adesso sono diventate qualcos'altro e il nostro album dei ricordi continua a rimanere vuoto. tutti i nostri ricordi sciolti nell'acido. l'amore che continuamente ricerchiamo e troviamo è il nostro masso di Sisifo. continueremo a fare avanti e indietro finché non resteremo schiacciati. ricacciati nel più profondo delle nostre solitudini. ma un giorno ci sveglieremo senza mal di testa e il cielo sarà azzurro e la calda luce del sole ci riscalderà. saremo capaci anche di fermarci a bere un caffè in piazza duomo, di fare la spesa nei supermercati, di respirare solo aria, di ricordare a memoria i versi delle nostre poesie preferite e forse riusciremo anche a chiamarci per nome sorridendo.

21 novembre 2009

come la melodia tutta particolare di ogni nostro singolo respiro. asmatici dinanzi all'assenza delle sorprese che non siamo più capaci di regalarci. quando lo stupore era il collante principale delle nostre anime. i decadenti che hai sempre minimizzato ma che avevano già capito il senso del nostro disfarci. anche se il volere sfuggire alla banalità diventa poi una banalità. siamo veggenti impostori dei nostri futuri, noi che non siamo capaci di decifrare neanche il nostro presente. mi chiedevi quanto ancora saremmo riusciti a resistere in quella situazione e avrei dovuto risponderti fino a quando non avremo la forza di abbandonare tutto. perchè ci arrenderemo o perchè finalmente troveremo il coraggio di pensare davvero solamente a noi stessi. la bottiglietta di valium è finita e per stanotte ci toccherà di fare i conti con i nostri pensieri, le nostre paure, i nostri ricordi. ci fosse almeno dell'oppio ottocentesco sarebbe tutto molto più facile. e invece, anche su questo, abbiamo sbagliato il secolo in cui emettere il nostro primo pianto in questo mondo di merda. che avrei voluto vivere una vita violenta, mentre a te va' bene questa piatta tranquillità. non riusciamo mai a lasciare a casa le nostre complicazioni, ce le portiamo sempre dietro in tasca. anche nelle nostre serate più allegre. per questo abbiamo la necessità di renderle serate stravolgenti. anche sui palcoscenici con le luci che ci sciolgono la pelle e noi a dichiarare odio e rassegnazione, a spogliarci fino a rimanere nudi ma tanto nessuno se ne accorge. che a farci tremare le mani non è il locale traboccante ma sono le parole stesse e le assenze tra le sagome scure. cercare uno sguardo diverso tra gli sguardi incuriositi. cercare di capire chi capisce. siamo usciti allo scoperto e ci siamo ritrovati soli tra la folla. sacrificheremmo cento corpi per un solo corpo che non ha più forma. ti arriveranno solo le mie parole registrate male che odorano del fumo delle cento sigarette delle cento città. o forse non ti arriveranno mai e mai più sentiremo le nostre voci scavare voragini nelle nostre anime. ci resteranno solo le banalità che nascondono ciò che in realtà vorremmo dire. le parole vere verranno a galla di notte, quando l'anima si allagherà di vino, martini, wishkey, tequila o altri liquidi del genere. fuoriusciranno velenose e acide, lo sai che parlo male ma penso peggio. e regaleremo le nostre parole a tutti gli altri ma non tutte, alcune le metteremo da parte. soprattutto i silenzi.

4 novembre 2009

LA PAROLA CREA UN'ELEVATA DIPENDENZA. NON INIZIARE.




avevamo ricoperto le mura bianche senza spigoli di quella stanza di scritte ad inchiostro nero per non dimenticare mai ciò che pensavamo. c'era quel pezzo di musica classica contemporanea in cui da strafatti avevamo ritrovato noi stessi in ogni singola nota. lì dentro c'erano racchiuse e trasformate in musica tutte le nostre gioie, tutte le nostre tristezze, ogni lacrima e ogni singola carezza. adesso non riesco più a riconoscere quale traccia fosse di quell'album. era tutto un pezzo di vita chiuso in sei minuti di accordi senza parole. io che non ricordo mai un cazzo ho impressa in mente come una fotografia sbiadita quella notte in macchina. che sembra passata una vita e invece la vita ce l'abbiamo ancora tutta davanti. non avevamo il coraggio di pronunciare quella parola e se lo facevi lo facevi tra le lacrime. la vita che non avremmo mai immaginato, la vita che mai avremmo voluto. la vita che avremmo desiderato. che cazzo di senso ha adesso ripensare a ciò che non è stato o non è stato? come immaginare come sarebbe venuto su bene un figlio che abbiamo abortito. non c'è più spazio per i rimorsi. adesso è tempo di capire che non abbiamo più molto tempo. quel che ricordiamo non ha più importanza. è quel che viviamo adesso in questo preciso istante ciò che più importa. ci siamo ubriacati per sempre con tutte le lacrime che abbiamo versato. ci siamo iniettati in vena tutti gli errori che abbiamo commesso lungo un cammino fatto di ogni sensazione che si possa provare o contraffare. adesso il vento gelido cerca di imitare un respiro perduto. ho un occhio da 50mm attraverso cui filtrare il mio sguardo. un vocoder attraverso cui far passare la mia voce prima che tu possa sentire le mie parole raccontare di tutto questo. di quando restiamo gli unici superstiti ancora in piedi nella notte assassina e tutti gli altri riversi sulle scalinate e sulle panchine delle piazze ormai silenziose o a regalarsi parole ipocrite e orgasmi sinceri. le albe allucinogene sui porti industriali mentre le puttane sfinite ci sorridono con entrambe le labbra arrossate come i nostri occhi stanchi di ricevere immagini e bisognosi del nero del nonpensiero. partiremo per le zone di confine dei nostri cuori. a sperare di farci sparare addosso dai sentimenti in rivolta. i nostri sentimenti in permanente guerra civile e noi come promotori di una pace impossibile non resteremo impassibili di fronte a ogni nostra nuova sconfitta. che questi giorni si diluiscono tra le mura come gocce d'acqua scomposte e si sente l'assenza insostenibile di un'idea difficilmente realizzabile.


meno male che ho l'istinto e l'abitudine
ad arginare questo vuoto d'inquietudine

28 ottobre 2009

sezioni le mie parole
come vorrei facessi
con la mia
carne

19 ottobre 2009

e' quando si dorme che si dice davvero la verita'

e poi mi chiami mentre sto dormendo per sorprendermi mentre sono più tranquillo. mi addormento con due gocce sugli occhi e il giorno dopo non ricordo una parola di quello che ci siamo detti. ricordo solo un ci vediamo presto. ricordo solo un certe volte mi dimentico di te ma quando mi accorgo della tua assenza le cicatrici tornarno a fare molto male. ho ridipinto le pareti di un bianco coca per disinfettarle delle vite precedenti. mi hanno fatto un contratto d'affitto turistico come a dirmi in anticipo che neanche questa città potrà appartenermi davvero. questa città gentile e violenta. questa città dalle mille facce indefinibili. questa città che ha il mio stesso volto. ieri sera un tizio voleva buttarsi dal balcone ma le guardie, così qua chiamano gli sbirri come per disprezzarli con educazione, sono riusciti a condannarlo di nuovo alla vita. me lo ha raccontato il tipo del chiosco dove la mattina bevo il caffè e che da una settimana è la prima e unica persona a darmi il buongiorno. nel frattempo due bambini facevano i pugili in mezzo alla strada prima di andare a scuola ma senza giocare. ha vinto quello per cui tifavo, quello più piccolo, il più debole ma solo all'apparenza. decine di turisti ci fotografano con i nostri libri di Bukowski e Buzzati in mano sotto l'elefantino in piazza duomo come se fossimo parte del tutto. gli schizzi d'acqua che volano oltre la fontana e tutto intorno sembra non smettere mai di piovere. tutti questi carabinieri poliziotti e militari che presidiano le strade e le piacce e sembra di stare in guerra. in realtà la sensazione è quella di stare in un enorme carcere all'aperto. con il coprifuoco alle nove per i nostri cuori per la paura di farci del male. il coprifuoco per i nostri cuori ma non per i nostri corpi che hanno bisogno di farsi del male. i piccoli negozi sottocosto dei pachistani ricavati dalle camere da pranzo delle loro case sono la nostra salvezza. lì ho scoperto che la loro carne in scatola è molto più buona della nostra. che queste foto e queste parole ci regalano la nostra piccola e misera fama ma non ci tolgono la fame. mi telefoni per dirmi che hai visto le mie foto in mostra a milano e le mie parole a bologna ma non hai visto me. che è già tanto se riesco ad arrivare a palermo per sentirmi dire da critici e giornalisti che le mie parole sono splendide e per chiedergli si ma i soldi quando arrivano? per sentirmi rispondere magari più in là. nel frattempo disseminare la città dei nostri curriculum per promuovere le nostre capacità nei lavori più miseri e sentirci dire si, andresti bene ma magari più in là. il proprietario di casa che vuole i soldi dell'affitto ma magari subito e non più in là. e mentre tu sogni di fare la giornalista e raccontare cosa succede nel mondo io ho finito tutti i passi per disintossicarmi definitivamente dalla televisione e dai giornali e di quello che succede in giro non me ne fotte più di tanto. che il mio mondo è grande quanto il campo di ricezione dei miei sensi. e chissà se sarà più interessante questo post o l'articolo in cui scrivi che il presidente si è scopato un'altra sedicenne e adesso sta per farsi una legge in base alla quale le massime cariche dello stato possono scoparsi chi cazzo vogliono. chissà. io punto sulle tue parole.

14 ottobre 2009

ci rivedremo solo di passaggio, senza neanche guardarci negli occhi

strappate e bruciate quasi tutte le foto appese alle pareti. svuotati i cassetti di tutte le splendide parole e anche quelle di merda accumulate in anni di splendida vita del cazzo. restano macchie di vuoto sui muri ingialliti dalle migliaia e migliaia di sigarette bruciate nelle notti insonni. resta la polvere che non abbiamo voluto spazzare via perchè tanto questa non è mai stata la nostra casa e mai lo sarà. resterà soltanto qualche splendido ricordo a braccetto con i ricordi più brutti vissuti fino ad ora. e sarà forse che non riusciamo mai ad arrenderci ma chiudiamo per l'ultima volta questa porta senza alcun rimipanto. senza nessuna nostalgia. sono tempi passati e va' bene così. che queste stanze sono intrise di mille sensazioni, mille gioie, mille peccati. le notti ad inacidirsi, ad affumicarsi, ad estasiarsi, a respirare attraverso banconote perchè avevamo voglia di scoprire qualcosa di nuovo. le notti ad annusarsi, a sfiorarsi, a scoprirsi, a studiarsi, ad entrarci dentro e violentarci amandoci perchè senza averne voglia avevamo scoperto qualcosa di nuovo. abbiamo fatto tutto qua dentro e adesso chiudiamo la porta e buttiamo via la chiave. diciamo addio a questa città di merda che una città non è. ma sappiamo che non cambierà mai niente. perchè puoi cambiare posto in cui vivere ma non puoi cambiare mai il tuo modo di vivere. a meno che tu non ti renda umano. a meno che tu non ti riscopra umanamente normale. sociale, amichevole, servizievole, buono, schiavo, illuso, semplice, pieghevole, plasmabile. morto. e forse avrai anche ragione tu, a dirmi che delle persone non ne so un cazzo. che mi sbaglio, a credere che siano così inutili e sbagliate. che a differenza mia loro vivono perchè vivono semplicemente. potresti anche aver ragione tu, a dirmi che mi sbaglio ad odiare chi crede in dio, a dirmi che lo fanno solo perchè ne hanno bisogno e che in questo non c'è niente di male. forse farai bene tu, ad aprrezzare questi esseri che a me procurano solo rabbia. ma "non sei riuscita a cambiarmi. non ti ho cambiata, lo sai". purtroppo. e non sono mai riuscito a farti capire che senso hanno i miei pregiudizi culturali. e non sono mai riuscito a spiegarti e a spiegarmi da dove nasce tutto questo odio. tutto questo rancore che non ha neanche la voglia di tramutarsi in un atto pratico. ma tanto non è il momento per queste cose. adesso è tempo di pensare solo e soltanto a sè stessi. cinico, certo, come sempre. me lo avete insegnato voi senza volerlo. adesso è tempo di una nuova cicatrice e di una nuova bruciatura. sai cosa vuol dire. forse.

13 ottobre 2009

sapeva di tabacco stagionato sotto la pioggia acida di un luglio inoltrato. ci fumavamo finte sigarette sotto l'acqua che cadeva giù da un cielo livido come le nostre braccia martoriate dalle nostre tristezze più insensate. che per sopportare i vuoti che avevamo intorno ci riempivamo di tutta la merda che riuscivamo a trovare. tu mi dicevi di non preoccuparmi che anche se in ritardo tutto si sarebbe sistemato. avevamo terminato le riserve di tutti i nostri sorrisi migliori. ci restavano da bere solo le lacrime più amare. io che ti chiedevo se anche per te ne valeva davvero ancora la pena. mi hai risposto in un gioro di festa ma non per noi. le bottiglie di vino stappate a colazione e il non incrociarci gli sguardi affilati per settimane che diventavano mesi. io che non so più dove sei tu. tu che non sai più chi sono. noi che non siamo più noi. tu che sei solo tu. io che non sono più niente ma tutto.

10 ottobre 2009


si addormenta con due gocce sugli occhi
l'ultimo pensiero è un viso
il primo non pensiero un albero di seta
la cosa più importante una voce
rasserenato da un per sempre
soddisfatto da un domani
sicuro che sarà sempre lì
uno schizzo di sangue
poi due getti di terra
ed un nulla per sempre

8 ottobre 2009

che per farti capire cosa volevo dire dovevo restare in silenzio. a disfarci i vestiti nelle aree di servizio per trovare al risveglio il caffè già pronto e portartelo mentre ancora sogni sul sedile posteriore. i tuoi capelli piegati male e i discorsi spiegati male ancora attaccati al parabrezza. che mi dicevi di volere imparare a capire questa mia lingua disarticolata. inciderti sui polsi la strada per non perdermi mai e le cicatrici più grandi che hanno cancellato tutto. che per poterci sentire minimamente soddisfatti abbiamo sempre più bisogno di divorare altra carne. mi scrivi e mi dici che nella città più bella del mondo non si sta poi così bene e io ti rispondo che nel quartiere più violento di questa non si sta poi così male. l'aspetto comico è che non sappiamo neanche da dove ci scriviamo. quando mi chiami, la batteria scarica che ci zittisce è la nostra salvezza. prima di farci del male. prima di dirci la verità. prima di ammettere che abbiamo mandato tutto in frantumi ma questa volta non possiamo più riaggiustarci. possiamo solo ripararci dai nostri occhi finchè non smetteranno di pioverci addosso. che se i martini versati male non danno più sollievo la colpa è delle parole ricordate bene. i muratori dei nostri cuori impegnati a costruirci delle pareti più resistenti minacciano sciopero ad oltranza, manifestazioni non pacifiche e sit-in in entrambe le coronarie. ma abbiamo già preparato i manganelli e i lacrimogeni che le rivolte dei nostri cuori è meglio se iniziamo a reprimerle sul nascere. intanto da bologna arriva un pacco con le parole più belle. e ho scelto i metri quadrati a cui dedicare la nuova cicatrice.

5 ottobre 2009

potremmo anche non salvare i cambiamenti correnti e ricominciare tutto dall'ultima volta che ci siamo salvati

per ammazzare il vuoto ci innamoriamo ogni giorno o quasi ma tanto non prendiamoci sul serio che lo sappiamo che è soltanto vivere. allora adesso è agradable parlare e non capirsi del tutto. come quando ci si abbraccia in silenzio per dirsi tutto. come quando ci si dice tutto da lontano senza abbracciarsi mai. è sempre tutto e il contrario di tutto. che le autostrade delle nostre vite sono chiuse al traffico causa frane e ci incontreremo mentre sfondiamo tutti i posti di blocco che ci mettono davanti senza però mai presentarci perchè non ce ne sarà bisogno. basterà non guardarsi negli occhi e ci riconosceremo al primo silenzio. che abbiamo sempre pagato tutto caro anche quando si trattava di perdere tutto per poter guadagnare tutto. che non tutti sono capaci di capire certe cose. non siamo tutti uguali ed è necessariamente vero. adesso che ti ho spiegato che la mia verità è che non esiste una verità sono molto più tranquillo. come quando ho capito che non avevamo più speranze e tu continuavi a battere i pugni senza volere arrenderti a ciò che mi sembrava così ovvio. e scoprire che ci eravamo scoperti le anime mentre ancora faceva troppo freddo per vivere come se potessimo essere felici per sempre. noi che ci nascondiamo le sconfitte in soffitta per non apparire mai troppo vivi che altrimenti poi i muri di cinta che ci siamo costruiti iniziano ad indebolirsi. e poi ci toccherà curarci nuovamente l'anima distruggendoci sempre di più questi corpi già ridotti all'osso. che quasi quasi perdiamo anche la carne che era l'unica cosa che ci era rimasta. i nostri sguardi che sono poesia postmoderna senza alcun senso pratico. i nostri discorsi postpunk senza alcuna melodia per attrarre il pubblico che non desideriamo. i nostri amori postindustriali che non seguono più le catene di montaggio che ci davano la tanta desiderata stabilità. che ci siamo ridotti ad essere solo questi post.

30 settembre 2009

A OGNI REAZIONE CORRISPONDE UNA REPRESSIONE. SEMPRE. E NON C'E' CHE DA GUARDARSI ALLO SPECCHIO.

trovare il vuoto in ciò che prima credevamo fosse tutto.. ad ogni passo che facciamo diventiamo sempre più insignificanti.. quel che prima sembrava speciale adesso è diventato ordinario. ordinato contro il caos che ho sempre preferito. ma non è ancora finita. mettendoci un altro po' d'impegno possiamo fare anche di peggio. ora che tutto quel che ci è rimasto è solamente la nostra carne siamo davvero liberi. ora che abbiamo gioito come mai avremmo sperato e pianto come mai avremmo voluto ci siamo riscoperti davvero vivi. ma continuiamo a farci dei nostri discorsi inutili e disarmanti come i nostri fiori che muoiono ogni notte. questa città è una pistola con il silenziatore rotto. perchè una città che non è di plastica sanguina. ma noi abbiamo abbastanza coltelli in tasca da non farci mettere paura dalle sue strade affilate. è quel che non si vede, il problema. è quel che non si tocca, il problema. è quel non si udisce, il problema. il problema è che siamo noi a non essere di plastica. e quel che ci fa paura è ciò che gli altri non riescono a percepire. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. ma vogliate convenire che, in realtà, noi non siamo uguali. noi siamo profondamente diversi. noi siamo in profondità diversi. noi siamo in profondità diverse. ma a volte capita di incontrarsi anche quaggiù. e allora noi, questi altri noi, siamo simili anche se non uguali. ma da questo "noi" che è una cerchia ristretta si eliminano sempre più "tu". e io vedo i tuoi occhi. troppo stanchi per confessarlo nei miei, proprio identici ai tuoi. che abbiamo odiato, gridato, ferito, alle volte persino ucciso. ora è il momento di fottercene. e chissà se riusciranno a cambiarci. chissà se riusciremo a cambiarci.

26 settembre 2009

non ci sarà bisogno di andare ad aprire alla porta

ci sono cose sulle quali bisogna non riflettere. come quella volta che ci lanciammo mano nella mano nel vuoto sotto di noi. è bastato lasciarsi andare e siamo finiti immersi nel mare che ci ha accolti a braccia aperte per poi riemergere insieme. adesso quelle stesse acque sono gelide e non ci è più possibile provare ancora quel brivido. perchè forse non lo vogliamo. perchè forse non ne abbiamo più bisogno. perchè forse è meglio così. perchè a volte è così che va' a finire. ci disperdiamo per il mondo e dobbiamo lasciarci andare senza tentare di trattenerci. a volte, invece, viene da chiedersi perchè nasciamo sparsi a caso per il mondo. cercando di trovarci, riconoscerci e capirci attraverso tutti i messaggi cifrati che ci lasciamo in giro. che hanno chiuso tutte le strade e adesso restano solo percorsi obbligatori. oppure trovare l'immaturità necessaria per continuare a sfondare tutti i posti di blocco che ci troviamo davanti. e poi giocare ad inseguirci anche tra di noi. qualche volta rallentare e lasciarsi prendere per dare un senso alla fuga. stappare le bottiglie del vino più scadente che si è trovato per festeggiare senza bicchieri i nonanniversari. pensando ai treni che potrebbero avvicinarci e che perdiamo per mancanza di coraggio. ci sorprenderemo ancora una volta. magari scoprendo che non siamo quello che vogliamo. che da qualche parte nel mondo c'è sempre qualcosa di meglio. dimmi se questo è pessimismo oppure ottimismo perchè io non lo so. e non so più che fare. non so più che farmi. penso alla reazione chimica che si scatenerebbe se i nostri respiri si incontrassero. che ho sempre amato respirare attraverso altre bocche. intanto restiamo in queste stanze chimiche e chi se ne frega di chi continua a bussare alla porta e non vuole andare via. tanto non è chi attendiamo. chi avrà la forza di sostenere il nostro sguardo resterà. che chissà perchè ma è nella nostra natura o forse nella nostra esperienza mettere sempre alla prova gli altri. forse perchè non sappiamo più fidarci. sappiamo solo sfidarci. e spesso desideriamo perdere, per sbagliarci quando pensiamo che ciò che abbiamo davanti è solo un altro vuoto. solo un'altra apparenza.

24 settembre 2009

per strade da inventare

..per queste strade brulicanti di suoni, colori e corpi in movimento..voi correte..
..mentre a me piace camminare..
..piano..
..e lasciare la mente libera di affogare tra le mie nuvole di sogni e di ricordi..
..un viso appare in dissolvenza..
..mentre le lacrime non passano dagli occhi e mi piovono dentro.. così tante.. che si accumulano e formano un lago di rimpianti..
..in queste strade la vita mi scorre intorno..io la osservo..ma non voglio sentirla..
..mi basta quella che mi brucia dentro..quella che mi tenta..e io non so resisterle..devo toccarla anche se brucia e fa male..con il suo fuoco devo giocarci..
..e allora..facciamo finta che sia un gioco..e allora me la gioco..fino alla fine..rischiando tutto..


Le cose che se ne vanno e non ritorneranno
le lacrime che non abbiamo pianto e abbiamo dentro
i baci che non abbiam potuto trattenere
e che ci restano tra i sogni come nuvole di miele
le notti in cui abbiamo guardato oltre le stelle
la musica che ci siamo tatuati sulla pelle
i fuochi che c’hanno riscaldato e poi bruciato
ma noi ci abbiam giocato …


..in questa partita con la vita..c’è chi si trova in mano carte buone..e non sa riconoscerle..
..io ho sempre avuto carte discrete..ma non ho mai..mai..passato una mano..
..il trucco sta nel capire quando è il momento di alzarsi e cambiare tavolo..uno a caso..
..e allora viaggio senza meta..come un rabdomante in cerca di vita..e mi fermo solo quando l’anima inizia a tremare..
..e continuo a viaggiare..anche se il biglietto..io..non ce l’ho..
..e sfuggo ai controllori..a chi cerca di fermare questo mio vagabondare per il mondo e per le sensazioni..
..perchè non è che l’inizio..ogni volta è sempre un nuovo inizio..senza aver mai smesso..
..e quando queste strade le avrò conosciute a memoria..me ne andrò..e se non dovesse più esserci un’altra strada..semplicemente..me la inventerò..


Le carte che non abbiam giocato ed eran buone
la luna che si nasconde in fondo a una canzone
il viaggio di chi non ha biglietto e non ha meta
e vagabonda per il mondo con il passo di un profeta
chi smette e non ha avuto il tempo di iniziare
chi sbaglia e non sa che c’è concesso anche sbagliare
le strade battute troppe volte e dopo andare
per strade da inventare …



..e ogni tanto mi fermo..
..mi fermo per un giorno in un bar..
..mi fermo per una notte nel letto di una puttana..
..mi fermo per un’intera vita in questo mondo..
..mi fermo a sentire le mie viscere contorcersi quando questa vita non mi piace..
..e allora la impasto, la mescolo, la giro e la rigiro, la prendo a calci e pugni per farle cambiare forma e farla diventare come la vorrei..
..ogni tanto sbaglio..commetto qualche errore..
..cado e mi rompo un braccio, una gamba, mi rompo la testa..il cuore..
..ma tutto si aggiusta..anche questi dolori..servono..
..anche ferirsi un dito con le spine della vita..serve..
..quel sangue che gocciola..è l’esperienza..
..quel sangue annaffia e fa crescere il fiore della conoscenza che ci portiamo dentro..
..non bisogna aver paura di farsi del male..
..tu ce l’hai, la paura di farti del male?..
..io no..io non so più neanche cosa sia..la paura..tanto mi sono fatto male..
..e ho il coraggio di rischiare..per sapere cosa sia..davvero..la vita..
..e me ne vado per queste strade..come un pazzo..che cerca di afferrare con le mani..l’aria.



Chi cerca di far la vita come la vorrebbe
ballando con i suoi tanti errori e la sua febbre
cercando di non svilirla troppo tra la gente
nell’assurdità dei giorni nel gestire delle ciance
le spine che troveremo dentro l’esperienza
son fiori che schiuderemo con la conoscenza
le cose che ci sarà concesso di sapere
solo a saper rischiare …





le belle parole in versi riportate in corsivo sono di Salvatore Muschio. le cazzate in similprosa sono mie. il Santo al Contrario non concede dediche, per timore di apparire troppo reale. quindi, per una volta, si intromette Manuel, che mentre preme il testo "pubblica post" pensa a chi si inventa nuove strade e, soprattutto, a chi commette errori ma ha il coraggio di rischiare pur di provare a conoscere cosa sia, davvero, la vita. e pensa in particolare a due persone: una che se ne andrà lontano (buona fortuna, davvero) e una che è già lontana ma più vicina di quanto gli sia mai stato chi lo ha toccato fisicamente .

21 settembre 2009

in fondo non è poi così brutto come sembrava

le mura del vecchio castello si innalzavano a strapiombo a circa ventiquattro metri d'altezza sulle rocce sottostanti. la luna piena alta in cielo illuminava il suo volto di una debole luce. solo la brace della sigaretta che stava fumando seduto sulle mura con le gambe sospese nel vuoto, di tanto in tanto illuminava un pò di più quel triste volto. staccò gli occhi da quella palla bianco sporco e guardò di sotto. la paura che sin da bambino gli faceva tremare le gambe era del tutto scomparsa. d'altronde, non c'era più nulla di cui aver paura. provati tutti i dolori possibili, la paura non diventa che il ricordo di una sensazione. un'improvvisa voglia gli crebbe in corpo. era la voglia di cadere giù, di schiantarsi sulle rocce di sotto e poi...non sentire più nulla.
mentre fissava il vuoto, una serie di immagini e pensieri gli attraversò la mente. l'amore acerbo che lo aveva sorpreso nel periodo più spensierato della sua vita. quello consapevole e matura che lo aveva colpito in pieno cuore per regalargli le gioie più grandi e che lo aveva lasciato morente e con cictrici che sarebbero rimaste per sempre. vide il volto di una donna segnato dalle lacrime e quello sorridente e puro di una bambina dai capelli biondi. si ricordò di tutti i peccati che aveva commesso nella sua breve vita e di tutte le volte che si era sporcato le mani e l'anima nei modi più riprovevoli. vide il cadavere insanguinato di chi un tempo aveva camminato al suo fianco lungo la strada che attraversa la giovinezza. i volti di chi gli era stato accanto che adesso sorridevano a migliaia di chilometri da lì. si ricordò della prima sbronza, del primo acido, della prima volta che aveva scopato e della prima in cui aveva fatto l'amore. della prima sigaretta, della prima volta che aveva pianto davvero, del giorno in cui aveva conosciuto la morte, della prima volta in cui aveva capito che se dio esiste oppure no a lui non fotteva un cazzo e di quella in cui era arrivato alla conclusione che questo mondo è fatto male e che lui non avrebbe fatto più niente per provare a cambiarlo. pensò a quelle due mani che tante volte avevano asciugato le lacrime sotto i suoi occhi e che nessun altro lo aveva più visto piangere. pensò ad una voce che non aveva mai sentito ma che gli scriveva da lontano, capendolo forse più di quanto avesse fatto chiunque altro senza averlo mai conosciuto davvero.
si toccò la cicatrice sul polso sinistro e provò di nuovo i dolori che aveva sentito dentro ogni volta che l'aveva riaperta con una sigaretta. si guardò le mani e poi si toccò la bocca, gli occhi, si annodò tra le dita i capelli lunghi e poi si mise una mano sul cuore che batteva tranquillo. si ripetè a voce bassa il suo nome e la sua data di nascita. perchè ciò che gli restava era tutto lì. sè stesso. niente di più. guardò di nuovo la luna e poi ancora di sotto. chiuse gli occhi. attese un attimo. poi saltò giù. ma dall'altra parte. si voltò e sputò nel vuoto.
era uno sputo in faccia a dio, al destino, al futuro, al passato, a chi non gli aveva dato abbastanza, a chi era fuggito impaurito, a chi si era arreso, a chi non ci aveva mai provato.
accese un'altra sigaretta, si voltò e andò via con di nuovo negli occhi l'odio e la voglia di vivere di chi non ne ha mai abbastanza e trova sempre la forza per rialzarsi e stringere di nuovo i pugni, sapendo però anche aprirli per regalare carezze.
non era ancora il momento di regalarsi la fine.



tu non mi credi però sai
conosci bene
qual'è la fine che volevo
anche se no, non mi conviene

15 settembre 2009

ci guarderemo negli occhi per scoprirci sempre più nudi. abbattute tutte le nostre sicurezze saremo sbattuti da un posto all'altro per capire che in fondo non cambia un cazzo. che le frasi patetiche che ripetiamo in questo infinito delay sono sempre le stesse. le nostre frasi più romantiche sono state censurate nonostante tutta la nostra buona volontà inutile. e dio, se non siamo davvero pieni di questa velenosa voglia di vivere. a cercare di incastrare i pezzi di questa nostra fottuta esistenza. riattaccando tutti i frammenti sparsi con la nostra saliva corrossiva. corrotte tutte le guardie poste davanti ai cancelli dei nostri immensi errori adesso siamo davvero liberi di sbagliare. che dici che queste mie parole ti fanno venire i brividi e io non so che cazzo farmene di tutte queste tue parole. che in fondo l'unica cosa che davvero importa è sempre e solo la nostra carne. così materialistico non mi ero risvegliato mai. ma ciò che un tempo mi dava la nausea adesso è ciò che più mi conviene. e alla fine cos'è che importa più di quello che ci fa sentire bene anche solo per un attimo? a risvegliarci in letti che non sono i nostri in case che non sono nostre in città che non ci appartengono per niente. e la pioggia continua che non vuole smettere di cadere così forte. non abbiamo neanche il tempo di prendere un respiro con calma e di pensare a cosa sarebbe meglio fare che siamo già costretti a decidere. i nostri abbracci che ci stringono il petto e ci fanno mancare l'aria avvelenata che potrebbe darci un altro attimo in più. incendiamoci ancora una volta in queste piazze sovraffollate di gente che non conta un cazzo. per darci ancora una volta un motivo buono per non finire distesi sopra un tavolo cosparso di vuoti contenitori per liquidi rigeneranti. per sorriderci ancora una volta guardandoci distorti in un riflesso ipocrita come tutte le nostre promesse. che ci si abbandona come i cani lungo le autostrade e magari si finisse stirati sotto un'auto che trasporta una famiglia verso le vacanze al mare. si resta invece stropicciati, disfatti e logori. davanti a schermi scintillanti sentendosi sempre come a metà. che raramente riusciamo a sentirci completi e mai accade per abbastanza tempo da poterci bastare. che per quelli come noi questo viaggio sembra non finire mai. mai. ci ritroviamo sempre ricacciati negli inferi. gli unici posti in cui siamo capaci di produrre qualcosa di minimamente bello ma comunque pieno di ogni nostra tristezza. perchè non riusciamo a fare a meno di contaminare ogni cosa che amiamo. non riusciamo a fare a meno di infettarla. senza neanche volerlo, maledicendoci mentre ci accorgiamo che lo stiamo facendo di nuovo.

9 settembre 2009

in caso di semaforo rosso chiudere gli occhi e procedere dritto

un posacenere pieno di mozziconi di sigarette e non. una bottiglia di martini che non riesce a far passare la nostra sete di noi. ma le mura di questa stanza sperduta nel nulla di questa città non riescono più a trattenerci. noi che siamo sempre riusciti ad entrare in qualcosa ma difficilmente ad uscirne. ad invischiarci in qualunque faccenda potesse finire male. a sporcarci con tutto ciò che di sporco abbiamo incontrato lungo queste strade tortuose e dalle controindicazioni errate. un posacenere, una bottiglia e quattro occhi che parlano anche quando la bocca resta chiusa. perchè le parole difficilmente riesco a spiegarsi davvero bene. dicono che sia impossibile trasmettere al cento per cento quello che si ha in mente. così per fortuna non ci si può infettare anche dei pensieri altrui. altrimenti in questa stanza ci sarebbero un posacenere, una bottiglia, quattro occhi e due cadaveri. e invece ci sono due corpi forse anche troppo vivi. siamo cariche esplosive di felicità e tristezze. non riusciamo a disinnescarci. siamo solo sogni e speranze, gioie e delusioni. abbiamo bisogno di un taglio profondo per trovare il coraggio di cambiare. useremo una loop station per ripeterci all'infinito tutti gli errori che abbiamo commesso. adesso che anche la pioggia ha tutto un altro sapore e il suo battere forte oltre la finestra non è più melodia. è diventata inquietudine. voglia di uscire nella strada abbondonata e lasciarsi bagnare sperando che piova così tanto da essere sommersi. da annegare in ciò che un tempo si amava. ci riscopriamo così patetici. in queste nuove stanze non ancora vestite di noi. cercando di adattarci alla vita che ci siamo ritrovati. o forse cercando solo di adattare la vita a ciò che ci siamo ridotti a essere. io non voglio essere vittima di tutto questo, voglio essere io a decidere, dicevi. così abbiamo deciso di non essere o di essere tutt'altro rispetto a ciò che avremmo potuto essere. spargendo lungo il cammino le nostre parole tutto intorno a spazi reali e non per potere un giorno ritrovare la via del ritorno. guardati bene intorno mentre vai avanti, che la strada è sempre dritta ma ci sono anche incroci possibili per poter cambiare tutto. imboccheremo anche le strade controsenso, se sarà ciò che ci conviene. che arriva sempre il momento in cui bisognerebbe andare. ma non arriva mai senza che ci sia anche la possibilità di decidere di restare. forse è meglio partire senza mai più fermarsi, forse è meglio restare fermi quì ad attendere che qualcuno ci venga incontro, forse è meglio andare a cercare qualcosa di preciso, forse è meglio tornare indietro da dove siamo partiti e ricominciare tutto daccapo o restare fermi lì. insomma, forse sarebbe meglio fare un sacco di cose ma non sapremo mai qual'era la cosa sbagliata da fare se prima non la faremo. quindi, continuiamo pure a sbagliare in questo gioco ad eliminazione. prima o poi ci faremo anche della cosa giusta.

6 settembre 2009

il problema E' proprio che non c'e' piu' nessun problema

ti porterei a teatro per vedere come sarebbe la nostra vita se fosse reale. resta il fatto che vedremo le stesse stelle ma da angolature diverse. chissà come sarà guardare il cielo con due occhi soltanto. graffiarsi con la punta di un desiderio e lasciarsi sanguinare fino a sporcarsi le labbra. ti porterei con me dove il mare cambia nome e ha un altro colore. per vedere se siamo ancora capaci di nuotare insieme. o meglio ancora di annegare mano nella mano. "e allora musica, maestro". che le parole invadano questi silenzi che si ostinano a non voler morire di vecchiaia. mentre tutti questi rapporti interpersonali sono come insetti che si spiaccicano contro il parabrezza della nostra auto lanciata a folle velocità sull'autostrada della vita. spegnere i fari e continuare a premere sull'acceleratore e come va' va'. mantenerci al di sotto dei limiti di velocità non fa' per noi. ora che ci siamo stancati di seguire quell'auto puntiamo verso nuove strade che portano in nuovi luoghi sconosciuti. e allora, il teatro che ti porterei a vedere è il Teatro degli Orrori. per farti sentire che "è come quando non c'è più niente da fare se non aspettare che arrivi un altro giorno". che "giochiamo a mosca cieca con la vita. di cui non ci importa niente". ma tanto so che non capiresti il vero senso di queste parole. quindi mi sa che ci andrei da solo a farmi colpire dal rumore che almeno non è silenzio. che riusciamo bene ad alternare profondità e superficialità senza avere mai nostalgia delle nostre vecchie città. delle nostre vecchie parole marcite in un tempo che si è fatto breve lungo un viaggio intrapreso senza muoversi mai. adesso ci si muove di nuovo spostandosi verso nuovi contatti. lasciamoci pure infettare contaminare cambiare ferire rivoltare studiare analizzare saccheggiare. non rimane altro da fare che respirare a fondo con il naso ed espirare lentamente dalla bocca. predere da una parte e dare dall'altra. quando ci porteranno il conto scapperemo facendo finta di andare in bagno. noi che la vita non ci ha mai fatto sconti facendoci pagare tutto fino all'ultimo centesimo. noi che ci scontriamo cuore contro cuore e poi restiamo ad osservarci valutando i danni subiti. a misurarci i graffi e le ammaccature sull'anima. oggi raccogliamo i pezzi di ciò che è rimasto e ci dividiamo il tutto. io mi prendo le notti a guardare strafatti i cartoni animati americani e ti lasci tutti i film di Antonioni che tanto non mi è mai piaciuto. mi porto tutte le volte che ti ho tenuto la fronte e i capelli raccolti mentre vomitavi e ti lascio le volte che abbiamo guardato abbracciati i fuochi 'artificio esplodere sul mare. raccolgo tutti questi pezzi e vado a riassemblarli riattaccandoli con l'inchiostro in una nuova città. e chissà chi porterò a teatro per vedere come sarebbe la nostra vita se fosse stata felice.

2 settembre 2009

e poi scriveremo che ci hanno fregato di nuovo

e poi scriveremo che ci hanno fregato di nuovo. che e' sempre cosi' che va' a finire. ma non preoccuparti perche' scopriremo che c'e' sempre un'altra strada per il ritorno. le scosse d'assestamento che non smettono di farci tremare i cuori perche' non troveremo mai una nostra stabilita'. lasciamoci le mani che altrimenti perdiamo l'equilibrio e finisce che finisce bene. e poi cosa dovremmo dire ai nostri eventuali figli quando ci chiederanno il modo in cui ci siamo incontrati? dovremmo poi spiegargli da cosa ci siamo salvati la vita. sarebbe una splendida favola ma non avra' mai un bel finale felice. perche' non abbiamo la fantasia adeguata per pensare come potrebe finire senza lacrime. o forse non abbiamo la forza e il coraggio per inseguire la frase "e vissero tutti felici e contenti". riusciamo solo a restare cosi'. sospesi tra il nulla e il tutto. ad osservarci mentre piano piano ci allontaniamo passo dopo passo verso due vite che non conosciamo. come una poesia che avevamo imparato a memoria e per l'emozione dell'interrogazione dimentichiamo tutto d'un colpo. voto mediocre. il che ci fa incazzare non poco. noi che mediocri non lo siamo mai stati. noi che e' sempre la stessa cosa. o tutto o niente. o splendido o uno schifo. dovremmo forse imparare ad accontentarci e tutto sarebbe molto piu' facile. o forse solo molto piu' ipocrita. daltronde abbiamo gia' da tempo imparato a prenderci in giro ed ingannarci che va' bene cosi'. che poi chi se ne frega se e' vero oppure no. che faresti bene a mettere da parte i tuoi discorsi impegnati e imparare a vivere. che cambiare questo mondo e' ancora possibile. per renderlo peggiore. non esistono tempi d'oro e tempi di merda. esiste solo il tempo che vivi.

30 agosto 2009

ho tutto in testa


“Sono così dispiaciuto che tu non riesca a capirlo.
Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.
E se sto gemendo di piacere
è che sarò vecchio, sarò passato, ma sto per venire"


28 agosto 2009

tutto passa e lascia un segno

tutto passa

tutto passa e lascia un segno
indelebile
l'eterno è morto
sepolto sotto il fiume del tempo
non restano che luoghi e momenti
ricordi sbiaditi e accatastati
è il momento di ripartire da sè
dall'unità minima
dai telefoni che non suonano
dalle notti solitarie
dalle corsie preferenziali
dalle soste momentanee
senza vincoli nè certezze
è il momento di ricominciare a prendere
senza preoccuparsi di dare
riprendere i vecchi vizi
ingozzarsi di vita fino allo sfinimento
dimenticarsi i nomi e le strade
anche quelle del ritorno
dove si dovrebbe ritornare?
non c'è più un luogo che ci appartenga
nè qualcuno ad aspettare
allora via
di corsa verso il nulla
a piedi nudi sull'asfalto bagnato
fermarsi un attimo
arraffare tutto e poi scappare
non c'è nessuno da tradire
l'abbondanza è quindi lecita
la varietà è la morte della noia
non dà spazio ai legami
nè permette la stabilità
e allora prego, c'è spazio per tutti
ma a nessuno è permesso di restare

26 agosto 2009

questa mancanza è solo un forte bad trip



chissà per quanto tempo ancora continueremo a piangere senza lacrime. con quel nodo in gola che non riusciamo a sciogliere neanche a tirarlo con i denti. chissà per quanto tempo ancora avremo bisogno di vomitare queste inutili parole. a rivedere sempre gli stessi filmati girati col telefonino di bassa qualità come i nostri ricordi che vanno via via sbiadendosi. se guardi bene mi trovi in prima fila. lontano mille bicchieri da come eravamo sprofondati bene. torturiamoci ancora un po' con le solite note prima di tuffarci di nuovo nel mare della vacuità. a ridere di schianto senza il minimo bisogno di profondità. che i ricordi degli ultimi mesi sono tutte foto dai coloranti tossici e sfumature alcoliche. prendere in prestito bottiglie intere e restituirle vuote ma tu non dirlo mai e non ci saranno problemi. e non dire mai a nessuno qual'è il segreto del nostro resistere a questo mondo. di come riusciamo a spegnere ogni pensiero e a trovare sempre qualcosa di cui ridere. dici che non mi facevi così volgare. beh, non mi facevi neanche che mi facevo. non mi facevi e non mi farai mai in tanti modi in cui invece sono. perchè non ne avrai mai la possibilità. la possibilità di lasciarsi vedere dentro è un privilegio che lasciamo a pochissimi eletti. quando succede neanche ce ne accorgiamo. ci entrano dentro senza chiedere permesso. è un'irruzione di cui a volte faremmo volentieri a meno. se solo sapessimo come andrebbe a finire. quando avranno visto come in realtà siamo. quando saranno riusciti a profanare ogni angolo nascosto delle nostre anime. per questo non si dovrebbe mai immaginare niente di nessuno senza aver prima sentito. ciò che ami non sono io ma l'idea che hai di me. quell'idea astratta che solo in parte corrisponde alla realtà. la nostra è saliva lisergica e a me va' di farmi ancora un po'. che mi va' ancora un po' di questi effetti: perdita di consapevolezza e lucidità psico-fisiche, contrazioni uterine, aumento della temperatura del corpo, elevati livelli di zucchero nel sangue, secchezza della bocca, accaponamento della pelle, diverse sensazioni della temperatura corporea (caldo e freddo), aumento del ritmo cardiaco, contrazione della mandibola, forte sudorazione, dilatazione delle pupille, alterazioni del sonno. per ricordarrmi che l'amore è una forma naturale di lsd.

più vivi di così si muore

confesso che mi tremavano le mani. era un riflesso istintivo dovuto a un sentimento troppo complesso a cui diamo spesso un nome troppo semplice. era per via di tutte le volte che ci siamo lasciati vincere dalle emozioni. mentre adesso abbiamo deciso di lasciarci perdere. per non cedere ancora alle nostre instabilità reciproche. per darci la possibilità di fuggire all'incapacità di restare sereni come il cielo di questa estate quasi sfinita. quest'estate che continuo a chiamare anoressica. ci sono momenti di attesa. periodi di transizione. vivere tre mesi in un luogo che sai di abbandonare quando questo mare tornerà a farsi rabbioso e questi cercatori di relax in affitto torneranno alle loro città aride. quando i vecchi pescatori si saranno liberati di questi rumorosi forestieri venuti dal continente. quando tutti voi partirete verso luoghi diversi e questi bar sulla spiaggia avranno per l'ultima volta sbattuto i battenti. l'attesa sarà finita e inizierà la ricerca. partire perchè manca l'aria. partire perchè non si riesce più a stare fermi. perchè c'è bisogno di nuove strade piazze banconi sfumature dialettali. c'è bisogno di nuovo fuoco per far ardere questa voglia di vita che non si riesce ad estinguere. allora, dove andare se non ai piedi del grande Vulcano. ad accendersi le sigarette con i suoi sputi incandescenti. a chiamarti e dirti qua è bellissimo non mi manchi affatto. a dirti che ho fatto bene a puntare in basso e non in alto come mi dicevi tu. made in Sicily e senza ancora il bisogno di autoesportarsi.per continuare a cadere. perchè il giorno in cui ci rialzeremo sia indimenticabile. perchè sia il culmine della nostra epopea personale. perchè non ci accontentiamo di una semplice storia noi ne vogliamo una così grande da sembrare una leggenda. e in questo tempo d'attesa quegli sguardi rapidi sono come spari.

20 agosto 2009

sarà colpa dei miei silenzi o delle nostre stupide incomprensioni. ma io lo sento il vuoto che ci divora dentro. che mastica i nostri affetti e poi divora tutto ciò che cerchiamo di costruire. siamo un cantiere aperto. uno spazio in continua evoluzione. ma dove ci porterà questo continuo trasformarsi? io non riesco a restare me stesso. la stasi è il male del nostro tempo e con essa l'eccessiva velocità. le vie di mezzo sono finite. e noi le odiamo più dei nostri opposti. sputiamo amore a denti stretti poi sussurriamo frasi inutili e apriamo la bocca per gridare a squarciagola che li odiamo tutti. quegli insignificanti esseri che respirano. le vostre scatole luminose. i cavi elettrici che ci attraversano. l'aria elettromagnetica che respiriamo. le emozioni senza fili che condividiamo. e che questo mondo è una merda. tutto questo perchè amiamo la vita. e usiamo le parole degli altri per dire ciò che non sappiamo dire. "siamo destinati a morire e va' bene così".

19 agosto 2009

le tue parole che appaiono sullo schermo del telefono mi danno dello stronzo ma chi se ne fotte. io parlo già un'altra lingua sulle scie chimiche della sera prima. alle nove del mattino questi bar hanno una funzione che disconoscevo. sul giornale ancora caldo il titolo: di rave party si muore. penso che se così fosse tenterei il suicidio quasi ogni sera. penso che se adesso scappassimo a Londra come abbiamo sempre sognato mi sembrerebbe una cosa così stupida. sarebbe come scegliere di essere felici per sempre. quindi resto in questo nostro inferno in riva al male. anche se più che abbronzarmi preferisco sbronzarmi. noi che siamo alcolisti dichiarati. noi che siamo tossici indipendenti. noi che non riusciamo mai a stare sulla corsia centrale. o andiamo piano a destra o sfrecciamo sulla sinistra noncuranti dei limiti di velocità. chissà da dove nasce questo bisogno di avere o tutto o niente. questa spinta verso la vita che ci brucia dentro. che ci fa contorcere le viscere come al vecchio Bonnot. e questa necessità insensata di scrivere non è voglia di condivisione nè ha l'obiettivo di portare le nostre parole a più persone possibili. tanto in pochi capirebbero. per noi scrivere è un dolore. scrivere è la cura. scrivere è svuotarci del veleno che abbiamo dentro. scrivere è vivere ciò che non possiamo vivere. scriviamo per cambiare ciò che non possiamo cambiare nella realtà. scriviamo per odio, per amore, per necessità istintiva. per sopravvivere. vendere ciò che scriviamo sarebbe come vendere noi stessi. tra non molto sarò anch'io una troia in bella mostra sugli scaffali della tangenziale libraia. già ti immagino cercare il mio nome anonimo tra i grandi nomi importanti. già ti immagino leggere ciò che ho dentro senza avermi mai conosciuto. poi vorrei che mi scrivessi. che mi scrivessi che scrivo di merda. perchè un Santo al Contrario ha bisogno anche degli sputi in faccia. per continuare a odiare. per continuare a scrivere.

15 agosto 2009

"chi vive nei sogni è sveglio solo se è in lui"

avevamo sogni tanto grandi da poter dormire una vita intera. e invece ci siamo svegliati di soprassalto con un grido assordante nella notte silenziosa. la vita ci ha presi di sorpresa. ci ha tolto di dosso le nostre calde coperte e ci ha sbattuti giù dal nostro morbido letto. e ora ci troviamo quì. spogliati di tutta la nostra innocenza. nudi al freddo gelido di in un mondo che non ci appartiene poi molto. come dici tu, ora tiro una linea e penso: ora sono quì, dove posso andare? ma quante volte lo abbiamo già fatto. abbiamo tirato chilometri e chilometri di linee ricominciando sempre tutto daccapo. ogni volta quel che ci resta è sempre la stessa cosa: noi stessi. ogni volta con un taglio in più, con un pezzettino di cuore in meno, con una nuova bruciatura di sigaretta sulla pelle. con un nuovo buco sulle vene. noi che ci facciamo di vita. noi che ci strafacciamo fino a sprofondare in quel tappeto rosso. ogni volta tiriamo una linea e poi ce la tiriamo su dal naso. perchè è sempre la stessa storia che si ripete fino alla fine. perchè siamo fatti così. perchè se avessimo saputo qual'era la strada giusta avremmo preso comunque quella sbagliata. e adesso aspetto che torni di nuovo settembre. ma non quello di tre anni fa, quello non tornerà mai più. perchè questa nuova linea tracciata deve restare lì, a separare il passato dal futuro, in questo presente incerto fatto non di soli nè di lune ma di stelle cadenti. splendide stelle ma pur sempre cadenti, che bruciano nel tempo di una sola notte. notti in cui si sogna ad occhi aperti, consapevoli che tutto finirà all'alba. e anche se si resta nudi non importa, siamo nel pieno di un'estate che non ha nessuno di tanto importante da farci sentire freddo. sono solo castelli di sabbia. il divertimento non sta nel costruirli ma nel distruggerli.

" sai quello che pensi e non sai quello che fai
odio negl'occhi, e la testa vuota
ma chi vive nei sogni è sveglio solo se è in lui "



12 agosto 2009

primo probabile avvistamento della luna

rimpiangere un attimo della propria vita. rimpiangere quel che non si è fatto. una sola parola avrebbe potuto cambiare tutto. oppure uno sguardo dilatato nel tempo. invece si resta immbili, di ghiaccio. hai ragione tu, siamo appena usciti da situazioni troppo pesanti e adesso tutto ci sembra peggiore. o forse è solo la paura di ritornare ad avere tutto. la paura di perderlo nuovamente. quindi continuiamo a trattenere il respiro anche in altri mari. la voglia di aprire la bocca e ingoiare e assaporare. e l'istinto alla sopavvivenza che impara dalle ferite passate. ma chi non ha paura di vivere se ne frega della sopravvivenza. punta ad avere sempre tutto e al massimo. ogni sensazione, ogni gioia o dolore. ma in alcuni casi continua a ripetersi che è meglio iniziare dalla prossima volta. che forse è meglio continuare a temporeggiare. a nascondersi al sicuro e osservare da lontano. che per oggi è bene accontentarsi del minimo. pensare una cosa e farne un'altra. volere una cosa e lasciarsela sfuggire di mano per paura. poi non resta che accontentarsi. ma se non più neanche della luna, di cosa? di nulla. forse è meglio restare ad aspettare l'inizio di una nuova notte senza altre stelle.

5 agosto 2009

"o meglio ancora, sparire qui"

"Vita mia noi due faremo grandi cose". poi le distruggeremo una per una per non diventare troppo produttivi. che ci siamo già presi in giro abbastanza. cercando di convincerci che fosse tutto. unico. insuperabile. e invece questa città ci mastica e ci vomita e ci rimangia per poi vomitarci nuovamente. senza mai fine. questa città che è il mondo intero. siamo cannibali. corpi in autocombustione. ci ripetiamo ogni giorno le stesse parole. le stesse promesse. la stessa speranza che domani sarà migliore. e continuiamo a crederci perchè non ci resta nient'altro da fare. ma Vita mia non preoccuparti. non sei triste. non fai schifo. sei solo una puttana con seri problemi di equilibrio mentale. non offenderti, a me vai bene così. altrimenti ti avrei già ucciso. tienimi ancora compagnia in queste notti da lanciare a centoquarantachiloemtriorari. che le luci autostradali schizzano ai bordi di quest'astronave decappottabile comesefosserotutteattaccatepropriocosìcomel'hoscritto. torneremo a casa insieme. giusto il tempo di gridare alle stelle una canzone eroinomane. che ho preso la grande decisione di annullare la mia vita. giusto il tempo di una foto con gli occhiali da luna. che siamo fatti al contrario, che vuoi farci. ridiamo invece di piangere e piangiamo al posto di ridere. passiamo il tempo con persone che non valgono un cazzo e diciamo addio a quelle che potrebbero restare per sempre. continuando a distruggerci il corpo per salvarci l'anima. per vivere. per sopravvivere. stasera abbiamo bevuto campari al posto del martini perchè avevamo voglia di rosso sangue. perchè avevamo voglia di sporcarci. che a restare puliti non c'è nulla di interessante. quindi, Vita mia, sporchiamoci pure. e copriamoci di tutti i peccati più immorali. commettiamo tutti gli errori peggiori. consapevolmente. senza pensarci. che a volte pensare fa più male che bene. dimmelo tu: non pensare, fatti. Vita mia, sporchiamoci. ma prima sposiamoci. per tradirci, per amarci per sempre, fedeli alla nostra linea d'infedeltà. lo sappiamo bene tra me e te. senza doverci mai spiegare. senza doverci mai piegare l'uno all'altra. in questa continua lotta alla pari con le stesse armi, le stesse ferite, gli stessi graffi al cuore.



29 luglio 2009

trattenere le parole che si vorrebbe dire è un po' come trattenere il respiro. arrivi al punto che devi necessariamente aprire la bocca. o iniziare a muovere le dita su una tastiera. e poi sentirsi sempre come se si dovesse chiedere scusa per il disturbo. come a uno sconosciuto. ma quando non hai più voglia di chiedere scusa. di pregare. di cercare di convincere. di spiegare. allora, preferisci morire soffocato. e restare ad ascoltare in silenzio. a guardare in silenzio. e pensare solo: fa' quel cazzo che vuoi. addio. fottiti. e non aspettarmi. io torno a vivere al contrario.

28 luglio 2009

è l'errore di continuare avendo già finito

cederemo a tutti i nostri istinti senza opporvi resistenza. tutte le volte che ci incontriamo con consumazione obbligatoria. tutte le volte è un'irruzione reciproca all'assalto delle nostre vite che non ci appartengono più. tutte le volte è così e a volte di più. muoversi piano per non fare rumore. cercare un punto lontano da fissare per non guardarci negli occhi e vederci dentro. ripetersi mille volte di mantenere il controllo e tenere le parole al loro posto. che ricordo ancora tutti i per sempre sprecati. "ti ricordo delle sere a sbranarsi, delle sere a strafarsi". con me puoi essere tutto. la puttana e la santa. nelle sere asmatiche di questa estate anoressica. a cercare i perchè e i motivi di una poesia che riecheggia oltre la parola fine. con il timore che sia tutto sbagliato. o che sia proprio la cosa più giusta da fare. io che ho sempre preferito sbagliare, perchè mi è sempre interessato imparare. e allora ti porterei ancora mille volte a non vedere le stelle dalla spiaggia buia. a guidare piano perchè a rallentarci è il cervello affumicato. a fare tutto ciò che di banale c'è da fare. a rifare tutto ciò che di speciale abbiamo fatto. e i tuoi occhi che sono l'unico specchio in cui si riflette la mia anima. le tue parole che sono spesso la mia unica verità. i tuoi respiri erano il mio ossiggeno. imparare a vivere sentendosi come a metà. imparare ad accettare. ad arrendersi. come dopo aver visto quel volo di colombe. non esisterà più il dolore. mai qualcosa di più bello.

23 luglio 2009

peggio di così solo la bottiglia di martini vuota

penso che un incubo così non ritorni mai più. l'unica consolazione è che peggio di così non potremo stare mai. che più in basso di così solo il paradiso. ti ricordi della nostra macchina del tempo destabilizzata e di quei giorni che galleggiavano leggeri sui nostri ora e adesso? quei giorni sono diventati pesanti e affondano tra questi mai più. che una cosa che ho sempre odiato è il dovere trattenere i miei istinti. tenere le mani al loro posto, la bocca al suo posto, le parole al loro posto,i pensieri al loro posto. io che sono nato e sono sempre stato scomposto. questi esseri dalle sensazioni e dai sentimenti stitici non ci hanno mai somigliato. noi che abbiamo sempre bisogno dell'abbondanza. che sia gioia o dolore non importa. noi che siamo Madonne e Santi e Anime Perdute e Catrame e Fate Strafatte e tutto ciò che questo mondo produce e rifiuta. noi che siamo così diversi ma fatti della stessa pasta. fatti delle stesse paste. noi che peggio di così possiamo solo... vivere o morire?

18 luglio 2009

qualcos'altro che semplice esistere

poteva andare peggio. potevamo innamorarci, restare insieme tutta la vita ed essere felici per sempre. poteva diventare una splendida favola. ma per fortuna tutto ha una fine. a volte prima ancora di avere un vero e proprio inizio. fortunatamente a volte ci si ferma all'incipit. quando è ancora tutto bello. quando tutti i nostri sogni sono legna che brucia per i nostri falò distruttivi. diventiamo grandi ma non troppo. è quella strana sensazione di aver perso l'innocenza. di essere diventati uomini, donne. di essere diventati qualcos'altro che semplice esistere. avevamo in mano le carte buone per perdere la partita. e invece abbiamo approfittato di tutte le occasioni mediocri. nei quartieri senza leggi di quella città crollata senza scosse. in questo sputo di case e persone in riva al mare. nel silenzio che si allunga in un tempo breve. misurarci le distanze con le lacrime. nonostante il sole. nonostante il mare. nonostante i solchi che scaviamo. le cosce aperte di queste troie da una notte sono la mia trincea. il mio bunker sotterraneo antiamore. un Santo al Contrario prega madonne puttane dalle bocche che fanno miracoli. il suo cristo è crocefisso non con i chiodi ma con le siringhe. la sua acquasanta per benedire le notti sa di martini. un Santo al Contrario non ha altro dio che sè stesso. ma poteva andare peggio. potevamo nascere normali. gente comune. e invece siamo nati vivi. qualcos'altro che semplice esistere. e raramente ci poniamo la domanda se sia un pregio o una condanna.

11 luglio 2009

come un santo al contrario

sarà che non conosco più gli orari dei tuoi voli. ma questa indifferenza mi porta sempre più lontano. e adesso mi invento pure un futuro tutto nuovo. in un luogo lontano da quì dove non ci sono ricordi e nessuna immagine dal passato. in una nuova gabbia di palazzi e cemento. una città ancora più grande. con più rumori, più strade in cui perdersi e più buchi in cui rinchiudersi e rovinarsi il corpo. l'animo inizierà di nuovo a vomitare parole. le parole.. quelle non ci abbandonano mai, non finiscono mai. ci tengono compagnia nelle notti oscure di questa felicità a sbalzi. mi restano tra le mani i vetri in frantumi delle nostre amicizie e dei nostri amori. ma non lacerano la carne. ci vuol ben altro per provocare ferite e far sgorgare il sangue. a forza di tagliarmi mi si è ispessita la pelle. così come il cuore. adesso mi ci vuole una dose più forte di sensazioni perchè possano tramutarsi in sentimenti. non mi basta più un amore dolce e a bassa voce. voglio un amore chimico. come quando mi guardavi e mi dicevi: smettila di pensare, facciamoci. e giù un altra pillolina. un altro pezzettino di carta stto la lingua. un altro laccio emostatico stretto al braccio. ci distruggevamo il corpo per salvarci l'anima. e le nostre madri piangevano guardandoci negli occhi incavati. ci stavamo perdendo la vita. ci stavamo perdendo il suo sapore più fresco e pulito. ma adesso io lo sento. ora che tu sei lontana e io non conosco più gli orari dei tuoi voli, lo sento. ma sento anche la sua puzza e il suo sapore di merda. e continuo a distruggermi il corpo per salvarmi l'anima. come un santo al contrario..che non crede più in Dio.

30 giugno 2009

quel difetto dava un certo fascino ai tuoi sorrisi più falsi

affidiamo le nostre anime a imprese di distruzione. i nostri cuori bisognosi di una ristrutturazione. io lavoro sodo e solo. tu fa la tua parte e sparisci quando sarà il momento. troverò un'altra bocca per le mie foto. le tue spariranno in fondo al cassetto degli oggetti del passato. intanto studio un modo per mostrarti il mostro che disconosci. contando una a una le volte che mi guarderai intristita. quegli sguardi saranno il mio respiro. rendersi nonamabile per potere continuare a vivere. farti del male adesso per non ucciderti nel tempo. non chiedermi dove sta il problema perchè tanto non troveresti la soluzione. il problema è che tu non sei la dissoluzione che attendo.

27 giugno 2009

"questo è tutto ciò che abbiamo fatto: abbiamo giocato, come a mamma e papà"

amare a caso perchè non c'è nient'altro da fare. restare a scopare fuori casa e risvegliarsi in letti sconosciuti. letti disfatti in cui ci si è addormentati fatti. e tu sei così gentile da portarmi il campari a letto. così delicata da svegliarmi con un bacio a bocca aperta molto particolare. e quel buongiorno a bocca sporca che viene dal basso. così pornograficamente amorevole. perchè non ci siamo mai detti quelle due parole. perchè non abbiamo mai passeggiato mano nella mano. ci siemo sempre tenuti le nostre insicurezze. mettendo da parte ogni goccia di mare caduta dal cielo. senza chiederci mai di capirci. abbiamo solo sperato di rapirci. incendiando le notti dei nostri incontri occasionali. evitando l'inutilità degli scontri patetici. le discussioni importanti lasciamole a chi si ama nel senso comune. che si tengano pure tutte le ipocrisie di coppia. a noi bastano i morsi senza rimorsi. le passeggiate urbane in cerca di uno spacciatore. e tenersi la fronte per vomitare meglio. gettarci nudi nel mare notturno per riprenderci dagli eccessi di vita. e vivere ogni giorno come se fosse il primo. oppure l'ultimo, come preferisci. mentre i ricordi si disperdono e ci si disconosce ogni giorno di più. che in fondo era solo una scena di un film fatto in casa. una lunga scena ma pur sempre e soltanto un frammento. buona la prima. adesso via con le comparse.

23 giugno 2009

la tua presenza è piacevole come il bacio di una zanzara

la tua presenza è piacevole come il bacio di una zanzara

in queste notti estive, che il caldo ti si appiccica addosso, vai a dormire che la notte è già giorno. butti tutti i vestiti sulla sedia accanto al letto, chiudi la luce e chiudi gli occhi. silenzio. pochi attimi di silenzio. e una zanzara inizia a ronzarti attorno. la senti volare nell'aria, in cerca del punto giusto della tua pelle su cui poggiarsi e iniziare a succhiare un po' del tuo sangue. un po' di quel sangue che di questo periodo contiene sempre una buona percentuale di birra, campari, gin, vodka, tequila, rum. sorridi. fantasticando sul fatto che se i carabinieri fermassero quella zanzara a un posto di blocco, l'arresterebbero per volo in stato di ebbrezza. ciò non diminuisce il fastidio che quella zanzara ti dà. quell'insignificante insetto che si ostina a ronzarti attorno. la tua presenza dà lo stesso fastidio di quella zanzara. la tua presenza è piacevole come lo è un suo bacio. quella zanzara adesso è morta spiaccicata sul muro accanto al mio letto. resta lo stesso fastidioso prurito che mi danno le tue parole. ma anche la soddisfazione di averla definitivamente schiacciata. a te, non posso schiacciarti ma posso scacciarti. prima che tu possa bere un altro po' del mio sangue. non ho risorse sufficienti per vedere in macro quel minuscolo animale contorcersi per i miei colpi. ma posso girare al contrario l'occhio elettronico che posseggo e il risultato è molto molto simile. lo stesso faccio con te. con te che non vuoi andare via. con te che voresti restare.

7 giugno 2009

che l'unica persona che mi andrebbe di sentire in questo momento, sei tu.
quindi, cancello il tuo numero e ogni modo che ho per trovarti.

silenziosamente dentro una nuova pelle

ci conteremo a vicenda i capelli bianchi cresciuti per il troppo qualcosa. evidenziando le parole più insignificanti dei nostri discorsi. l'inchiostro non finirà mai. ne verseremo a litri su queste pagine bianche da imbrattare con i nostri pensieri più distratti. mischiandolo alle lacrime di gioia e a quelle di infelicità. alle lacrime di sangue che fuoriescono dalle ferite che ci provochiamo per eccesso d'amore. solo chi si ama davvero è capace di farsi così male. chi si ama a metà può soltanto essere felice per sempre. indosseremo un casco integrale per non farci male alla testa ma dimenticheremo di proteggerci il cuore. il passatempo preferito nelle nostre notti insonni sarà scopare e traforarci le vene. i fantasmi che ci girano intorno non riusciranno mai a capire. che tutto ciò che accade agli altri a noi accade amplificato mille volte. che non abbiamo armature abbastanza resistenti per uscire vittoriosi dalle nostre guerre personali senza ferite sull'anima. che siamo così forti da riuscire ad arrenderci davanti a qualunque cosa. che non fuggiremo da nessuna battaglia pur sapendo di perderla. le mie mani tremano quando i tuoi occhi si fermano suoi miei. perchè cancellano ogni insicurezza e portano via tutte le mie paure. non mi viene più voglia di perdermi in un bicchiere che non sia d'acqua. e non scappo più dalle emozioni che ci dà un sole che muore all'orizzonte. aiutami a cambiare pelle ancora una volta e rinascerò più
forte e con la giusta dose di indifferenza verso chi non mi dà più niente. le parole possono ferire ma i silenzi possono fare molto male. quei silenzi assordanti che dilatano il tempo. le parole che potrebbero spezzarli ci muoiono in bocca. che tutto quello che scrivo è il monumento che innalzo in loro memoria. queste pagine sono lapidi. ogni volta che mi chiedi cosa sto pensando una frase nasce nella mia mente e và a schiantarsi contro il muro delle mie incapacità di espressione interpersonale. pensare così tanto da non avere come farle uscire, tutte quelle parole. tranne che con l'inchiostro. che potrai collezionare tutti i miei silenzi e rivenderli al miglior offerente senza ricavarci alcun guadagno. oppure abituarti e imparare a leggere tra le righe. tra gli sguardi, tra le mani che si sfiorano e si stringono, tra gli abbracci, tra le labbra che si toccano. tra i miei occhi che hanno perso la capacità di piangere. momentaneamente, forse. che in questi giorni mi viene spesso di chiedermi come sarà tra dieci anni. quando non ho la minima idea di come sarà domani. che cazzo ci lamentavamo della routine quotidiana, quando adesso questa instablità ci sta uccidendo. che i mesi si staccano dal calendario appeso alle pareti e vanno a schiantarsi sul pavimento in silenzio. il tempo che passa non fa rumore ma scava crateri sul terreno incolto dei nosri futuri. che siamo incapaci di vedere lontano. i nostri occhi hanno una lunghezza focale massima di una settimana. poi, ci resta solo l'immaginazione. ci resta solo l'illusione.

9 maggio 2009

E’ un bisbiglio, come se non volessi squarciare con le tue parole questo silenzio surreale.

immaginare da lontano i Grand Hotel delle capitali europee. immaginare come sarebbe farsi tra quelle lenzuola di seta. ridere di schianto fantasticando su un servizio in camera a base di oppiacei. la sua pipa, sir. i nostri sono sogni semplici. i nostri sono sogni chimici. in fondo non chiediamo poi molto. un mondo di soffice neve in cui sprofondare liberi e asciutti. personalmente, mi accontenterei della pioggia. ma tu volevi la neve e dicevi non vedi quant'è bianca? non vedi com'è pura? a me sembrava solo fredda e incolore. mi ricordava la morte ma anche la pace e qualcosa di stabile. ma era un'illusione. era tutta una farsa. era solo farsi. adesso che ho tradito tutto e tutti mi sento come se stessi galleggiando tra le nuvole. e tutto cade nell'insensato. o forse solo in un senso troppo profondo perchè tu possa capirlo ancora. e mi ritrovo davanti a distributori di sigarette epilettici. a bordo di astronavi dal tasso alcolico elevato. sull'orlo di albe improvvisate da fissare e immortalare con occhi elettronici. penso a quanto sarebbe bello dissolversi nell'aria. poter fermare il tempo oppure spingerlo avanti. a un giorno passato o a un giorno futuro. e invece ci tocca di vivere il presente. immaginare sempre tutto da lontano. essere in un posto e pensare già a un altro. le eccezioni sono rare. la quotidianità è rarefatta. lì fuori a volte manca l'aria. il banale fa sesso anale con la vivacità. e il senso astratto delle cose si fa concreto nelle immagini vivide dei nostri desideri. così vivide da lasciare lividi sul cuore. abbiamo bisogno di mescolare i nostri mondi. l'astratto con il concreto, il sogno con la realtà. anestetizzare i sensi con i sorrisi e i contatti fisici. e in fondo non è poi così male ritrovarsi quì. sfrattati dal mondo e strafatti di vita. a immaginare i Grand Hotel da una stanza in subaffitto. farsi tra queste lenzuola sporche d'amore. addormentarsi in un abbraccio. sognare di vivere in un sogno. e risvegliarsi con un buongiorno da dire a due occhi che chiedono il sole. la tua neve adesso è lontana. oggi si và al mare.

5 maggio 2009

ogni riferimento a soli o lune realmente esistiti o esistenti, è puramente voluto.

la notte che passa lascia un raggio di sole. la forza necessaria per gridare vita mia, a noi due. in questo teatro degli orrori che è la vita le risate sono sinistre. riflessi automatici del bisogno di vivere. la felicità è sovversiva, più che rivoluzionaria. da rivoltare ci sono solo i cassetti. in cui cercare un altro sogno che non sia ancora stato ucciso. in mancanza di superstiti non avremo più niente da perdere. saremo capaci di fare qualunque cosa. anche di sputare veleno in faccia a quel sole che nasce nuovamente. mentre saremmo contenti se restasse per sempre dall'altra parte del mondo. noi che amiamo la luna, le mille lune di cui ci circondiamo. il sole, quello, può anche andarsene a 'fanculo. con tutti i suoi ipocriti sorrisi e le sue frasi melodrammatiche del cazzo. la luna è fredda. è reale. se la notte porta consiglio il sole porta solo frasi vuote. senza più alcun senso. noi restiamo fedeli alla notte mentre il sole tradisce sè stesso. il sole parla, illumina, sorride, abbraccia e poi scompare all'orizzonte. lasciando...niente. la notte è violenta, gelida, oscura. colpisce, ferisce, uccide, graffia. ti strappa sorrisi a morsi. poi va' via piano piano con la promessa di tornare. lasciandoti esausto per l'eccesso di vita. lasciandoti pieno di sensazioni vere. quindi, sole: va' pure dove cazzo vuoi ma restaci. notte: tu sei mia, almeno fino a quando lo vorrò.

4 maggio 2009

lasciamo le parole libere di farci del male. mentre oggetti vari compiono i loro voli improvvisi e improvvisati. ma tutto finisce a schiantarsi da qualche parte. le grida sospese tra i fumi che avrebbero dovuto calmarci. che dopo l'innamoramento c'è l'odio. che poi per tornare ad amarsi bisogna finire in un letto. dimenticare i dispiaceri con i gemiti di piacere. poi restare in silenzio. come bambini spaventati. a tremarci tra le braccia. le parole sottovoce per paura di farsi ancora del male. gli occhi che scavano voragini. queste carezze che scavano solchi sul viso e sul cuore. battersi i pugni sulla testa perchè siamo fatti così. farlo solo quando nessuno ci vede. quando tu non mi vedi. quando non sei tu a chiedermi perchè siamo fatti così. così splendidi. così dannatamente splendidi in questo nostro suicidio quoitidiano. ogni giorno morire in questa città che ci divora poco a poco. ogni notte vivere in questo rifugio che ci avvolge. le bombe lontante che non sentiamo ma che comunque esplodono. e le esplosioni che gli altri non sentono ma che ci devastano l'anima. tu che dici di essere vegetariana ma che hai la bocca sporca di sangue. del mio sangue. perchè mi divori l'anima e il cuore. in questo rito cannibale che chiamiamo amore. scusa per la rima così banale. non volevo. e scusami se sono felice ora che non sono me. ora che i volti intorno sono cambiati e i mostri non devono più nascondersi. in queste notti delle streghe in cui le streghe non fanno più paura.

29 aprile 2009

voglio tagliare i ponti con il passato..così mi dicevi..e bombardavi i ponti con il futuro. attaccavi volantini con la scritta wanted..con sopra la tua foto. perchè ti eri persa e volevi ritovarti. adesso dici di sentirti confusa..e per stare bene ti confondi tra la folla. hai gettato sotto un treno tutti i tuoi buoni propositi. e sarà che ci piove ancora dentro..come quando alzavamo il volume dello stereo per non sentire i nostri silenzi..e ci tagliavamo il cuore perchè non c'era nient'altro da fare. e io non ho ancora trovato uno spacciatore che mi venda un altro amore chimico. e adesso me lo dico da solo..smettila di pensare, fatti. e le nostre facce distorte nelle foto con persone che non conosciamo più..questi rapporti interpersonali che muoiono all'alba. che non ricordo come, non ricordo dove e non ricordo chi..e finiva sempre che ridevamo..ma era plastica..era tutta plastica. riciclare i sorrisi che ci davano gli altri..e i litri di campari e chili di arance per sopravvivere a quelle serate di allegria riflessa.. mettere da parte i pensieri più astratti per non sembrare mostri anormali. e imparare a parlare e a sorridere..fuggire all'apatia e ai lampioni che si spengono a mezzanotte.

6 aprile 2009

"fa' che non parli di me"

sono il colpevole che dice la verità. quindi baciami, bambina mia. tutto quello che voglio da te è solo il pistacchio. cambia una lettera e cerca di capire il gioco di parole. altrimenti non farmi perdere tempo. ho già un'altra sineddoche che mi aspetta. quì non si perde tempo, quando si tratta di piacere fisico. in casa si può anche fare ma in trasferta è tutta un'altra cosa. ci si gioca tutto e subito. non c'è niente da perdere e il risultato è spesso positivo. ci si lancia sulle prede ad occhi chiusi. sarà per via del fascino dell'artista. o forse solo della simpatia dell'alcolista. chi se ne frega. l'importante è andare in buca. ma poi? quando la corazza ha un punto debole? lo so, sono meglio le sensazioni che i sentimenti. hai ragione tu, mio ricordo lontano che forse mi piacerebbe tornasse presente. ma i sentienti sono tutta un'altra cosa. non so più se ne vale la pena ma sono sempre e comunque un'altra cosa. e tu che sei quì, perchè non parli? perchè non provi ad andare un pò più a fondo?. se non ce la fai, allora resterai per sempre Alice. Mara invece c'è ma il caso ci vuole vicini ma comunque distanti. almeno finchè non tornerà settembre e porterà una città nuova. e allora, chi resta? non lo so. resta il mio vagare tra le labbra, grandi e piccole. restano le mie celebri parole del cazzo. e questa bottiglia ormai vuota. sono colpevole di tutti i peccati capitali. ma dico la verità. quindi baciami, bambina mia, che te ne pentirai.

3 aprile 2009

manteniamoci bassi, va' bene così


e non avremo mai più rimorsi. rimpianti si ma rimorsi mai. il vecchio Bonnot aveva perfettamente ragione. e come Platano ce lo tatueremo a vita ma non sul braccio destro, dentro il cuore, marchiato a fuoco sull'anima. dedicami un altro quadro dipinto sul cartone. ti dedicherò un'altra poesia chimica scritta su un tovagliolo del bar. un altro caffè macchiato senza schiuma, grazie. hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio. adesso l'hai capita o no? allora andiamo a vedere l'alba da Mondello e te lo spiego. ma fermami se comincio a parlarti di esposizioni, lunghezze focali, tempi di scatto e aperture di diaframmi. non vorrei diventare troppo interessante. manteniamoci bassi, che così va' bene. del tipo aaahhhh, l'ha visto anche lei? tanto, sei solo la troia che mi scopo in questi giorni. niente di più. ma no, non offenderti, in realtà sono io la troia. quella che si vende a chiunque e per qualunque cifra. cosa sono gli ideali? io me lo sono scordato. li abbiamo venduti tutti durante i saldi di fine stagione. adesso, non ci resta che aspettare un'altra stagione del terrore. nel frattempo stiamocene buoni buoni nella nostra infinita inferiorità numerica. e ridiamo in faccia alla maggioranza del senso comune. oppure non sforziamoci affatto. digli solo: lascia stare, non puoi capire. perchè non ci resta altro da fare che rifugiarci nell'arte. e dentro di essa nascondere le pistole, le bombe e le pietre. lì non possono fermarci, perchè pagano il prezzo dell'ignoranza. e allora, chi è che si è venduto? e a cosa? comunque, lascia stare. tanto non puoi capire

24 marzo 2009

quando mi dicevi: smettila di pensare, facciamoci.

sarà che non conosco più gli orari dei tuoi voli ma questa indifferenza mi porta sempre più lontano. tutte le promesse che avevo fatto, a chiunque le avessi fatte, le ho infrante. e ora mi restano tra le mani i vetri in frantumi delle nostre amicizie e dei nostri amori. ma non lacerano la pelle ormai abituata ai tagli. ci vuole ben altro per far sgorgare il sangue e provocare ferite. a forza di tagliarmi mi si è ispessita la pelle. così come il cuore. mi ci vuole una dose più massiccia di sensazioni, perchè possano tramutarsi in sentimenti. il pensiero no, quello non si è ancora zittito. e vorrei poterlo mettere da parte, almeno abbassare il volume della sua voce. come quando mi dicevi: smettila di pensare, facciamoci. e giù un altra pillolina. un altro pezzettino di carta sotto la lingua. un altro laccio emostatico stretto al braccio. ci distruggevamo il corpo per salvarci l'anima. e quel vecchio prete che ci diceva che il nostro corpo è un dono di dio e non abbiamo il diritto di farci del male. e le nostre madri che piangevano guardandoci negli occhi incavati. ci stavamo perdendo la vita. ci stavamo perdendo il suo sapore fresco e pulito. ora lo sento. sento anche la sua puzza e il suo sapore di merda. e il pensiero è tornato a farsi troppo forte. devo quindi ricominciare a scappare. ma questa volta in modo più tecnico. muovermi, spostarmi. fermarmi un attimo a pensare ma subito dopo ricominciare a correre. ho capito come si fa. basta vivere continuamente, senza sosta, e il pensiero non ha tempo di prendere forma. al pensiero servono tempo, silenzio e solitudine per poter colpire forte. se non dò spazio al pensiero neanche tu esisti più. tutte le notti chiusi dentro casa con gli occhi sbiancati, che solo adesso mi sembrano momenti penosi, non esistono più. non sono mai esistiti. tu non sei mai esistita. perchè quello che ero non esiste più. ho solo una vecchia valigia di ricordi che mi porto dietro, di spostamento in spostamento, ma che solo di rado apro. giusto per dare una sbirciatina a quel che c'è dentro. giusto per non cadere di nuovo nei vecchi errori.

23 marzo 2009

post it: abbattere tutto e gettare nuove fondamenta

e adesso, inventiamoci pure un futuro nuovo. in un altro luogo lontano da quì. in una nuova gabbia di palazzi e cemento, una città ancora più grande. con più rumori, più strade in cui perdersi, più buchi in cui rinchiudersi e rovinarsi il corpo. e l'anima inizierà di nuovo a vomitare parole. dove non ci sono ricordi, niente immagini dal passato. dove le tue parole, chiunque sia "tu", si perderanno nel vento prima di raggiungere questo luogo così vicino. credi che questo sia arrendersi e scappare? no, questo è costruirsi una vita nuova. questa volta contando solo sulle proprie forze. tabula rasa. si riparte da zero. traccia vergine da registrare. e abbiamo vissuto molto e perso tanto. ora si volta pagina. capitolo chiuso e nuovi scenari da inventarsi. e ci saranno personaggi nuovi, volti da memorizzare, nomi da ricordare, lingue nuove da imparare. ma questa volta ci si getterà dritti nel fuoco della follia. per vivere davvero, per essere sè stessi, per non avere mai rimorsi, per non pentirsi mai più di quello che non si è fatto. e non ci saranno mai più rinunce, nè gli altri verrano mai più prima di noi. e bisognerà ricordarsi sempre che ognuno di noi è la persona più importante che c'è. cinico? forse. me lo hai insegnato tu.

22 marzo 2009

..lo giuro, sono un romantico...a modo mio..

“stasera ti invito a cena. solo io e te.

si, davvero. ti porto a mangiare alla mensa dell’università.

poco romantico? dici?

è che io e la galanteria non ci siamo mai capiti. siamo troppo diversi.

per me è romantico dividersi in due lo stesso acido e uscire dalla via retta della banalità. è romantico bere insieme una bottiglia di vino. ma senza usare i bicchieri.

ah, tu non bevi? e non fai neanche uso di droghe. ho capito. ma non hai mai neanche provato?

no. beh ma allora…vabbè, cambiamo discorso.

no, non ascolto quel genere di musica. vedi, è perché non bevi e non ti droghi.

si che c’entra, come no?

ma che cazzo ne sai? mi conosci da due giorni. che cazzo ne sai di quanto mi rovinano la vita queste cose.

beh, pazienza. la vecchiaia al momento non mi interessa.

di cosa mi importa? beh, non lo so. di tante cose.

mi importa di oggi. mi interessa di me, della mia vita presente. vaffanculo il passato e chi se ne fotte del futuro.

no, non sono nichilista. o forse si. chi se ne frega di quello che sono. sono questo. punto.

troppo antipatico? si? beh, è perché non sono ancora abbastanza ubriaco. sono ancora nella fase del veleno alcolico.

ahha, no no. sei tu a non essere il mio tipo. sarai pure una bella figa ma di cosa dovremmo parlare noi due? non è che posso stare tutto il tempo a sparare cazzate per sembrarti simpatico.

dovresti cercarti uno studente di giurisprudenza. sarebbe l’ideale per te.

si, lo so. sono uno stronzo. ma non è colpa mia. è dio che mi ha sputato fuori così.

ti sembro uno che crede in dio? ma neanche per sogno.

ah, tu si? e dimmi, come te lo immagini? e come le giustifichi tutte le cazzate che fa?

ah, vero. il libero arbitrio. voi avete una giustificazione per tutto.

vabbè, lascia stare. sennò finisce che divento davvero cattivo. meglio farmi un altro cocktail. per l’aperitivo uno non basta.

bevo troppo? no, questo è niente.

e che ci vuoi fare, mi piace.

no, non sono un alcolizzato. non credo proprio che diventerò uno di quei mariti che tornano a casa ubriachi e picchiano la moglie.

no che non odio la mia vita. mi piace, davvero.

perché mi faccio del male? ma che cazzo ne sai di come sto.

no, non è così. è un po’ complicato da spiegare e io non ho proprio voglia di farlo con te.

si si, ok. senti, ci vediamo. vado a farmi un giro.

ok, sono anche maleducato, fa niente.

vaffanculo anche a te. ciao”