13 agosto 2010
quando parliamo del futuro di che cazzo parliamo. sulle corsie preferenziali dei nostri silenzi si allontanano a folle velocità le possibilità abbandonate. e noi fermi a bordo strada. aspettando un passaggio che non so se verrà ma non credo che venga. e la metrica lo stile la forma la dizione la struttura dell'immagine e chi cazzo se ne fotte. la realtà. la realtà, porca puttana. la realtà è che non siamo un cazzo. la realtà è che possiamo solo accontentarci. delle parole riclate e scopare sempre negli stessi posti. che chissà chi ci hai portato prima, dici. metti da parte i sorrisi per quando non saremo più noi. per quando non ci sarà più nulla di inaspettabile. per quando il dramma si sarà consumato del tutto. e dio, se ci sarà bisogno di ridere. oltre il disgusto. oltre il senso comune di morale che ci dà la nausea. nel frattempo non regalargli neanche un sorriso. non una lacrima. soltanto parole come sputi in faccia. anche se tutti gli altri sono stati ingoiati e poi trasformati nonostante i loro buoni propositi iniziali. nonostante la cazzata del noi non saremo mai come loro. anche se non c'è nulla di immutabile e niente torna mai indietro. che ti terrei con me una vita intera e invece ti raggiungeranno solo le mie parole peggiori e non mi riconoscerai neanche. dopo il silenzio che ha devastato le nostre migliori intenzioni.
29 luglio 2010
NELL'IMPOSSIBILITA' DI SMETTERE OLTRE IL PIACERE
io te e l'alba. tutto il resto è stato spazzato via dalle parole che non avremmo dovuto dire. che vadano pure a farsi fottere Berlino Parigi e Milano. dici che più cinico di me soltanto dio. tutte le occasioni disperse e i lavori di merda che non vediamo l'ora di lasciare. ci hanno raggiunti anche qui. i centri commerciali, la coca, i turisti inglesi e le loro parole peggiori. quando ogni respiro è un miracolo e ce ne accorgiamo solo quando stiamo soffocando. ogni nostro piccolo gesto è una lotta per la sopravvivenza in questo paradiso spietato. accorgersi di non avere più vent'anni è un po' come morire una prima volta. questa vita sfigurata e i doppi turni. il tempo che non basta mai per consumarci abbastanza. quando è troppo tardi per scopare che tu devi andare a lavorare e ritorni che io devo andare a lavorare. tanto poi tu parti e io non avrò mai tempo per inseguirti. resteremo io e l'alba. senza di te. l'essenza di te in fondo a mille bicchieri. l'assenza come presenza costante in questa vita dislocata altrove. almeno ti resterà di che scrivere, dici. quando io preferirei restare senza parole.
13 luglio 2010
CON LO STESSO APPARATO RESPIRATORIO DEGLI SQUALI. E NON SOLO QUELLO.
e all'improvviso arriva i silenzio. pesante come il cielo che inizia a sbiadirsi. i nostri giorni che non hanno mai ventiquattro ore sezionati nei modi più diversi. alla fine l'asfalto è sempre bagnato e rosso. la violenza deve pur sfociare da qualche parte. e noi sempre felici, sorridenti e disponibili per contratto. il buon umore come convenzione sociale. dici che dormo sempre troppo poco. sarà che mi sembra una perdita di tempo che non possiamo permetterci. l'incompletenza del pronome io. e per sentirci vivi finiamo sempre a farci del male. nella stagione dei ritorni momentanei che tanto poi ci spargeremo di nuovo tutti per le città di questa italia Patetica. sarà dopo la fine dei rapporti stagionali come i nostri lavori di merda. che la stabilità è un concetto estraneo alla nostra generazione precaria in tutto e per tutto. le vene dei nostri amici che per fortuna non si tagliano bene. giuro di dire la verità, solo la verità, nient'altro che la verità: io odio la razza umana. a parte qualche rara e significativa eccezione. la nostra apatia che ha radici nell'impossibilità. la difficoltà della nostra sincerità. come il tuo culo fasciato di nero e le nostre bocche sporche di noi.
6 luglio 2010
L'ASTRATTEZZA DI QUESTO VOLERSI BENE
avremo bisogno di una trasfusione di buoni propositi. tra le eterne distanze e le infinite ripartenze. nella nostra totale mancanza di fiducia. quando eravamo distanti eppure così vicini. quando siamo vicini eppure così distanti. perse tutte le guerre di indipendenza dai legami più complicati. le nostre vite con fusi orario da continenti diversi. chilometri di fili trasparenti tra le nostre anime, ingarbugliati ai fuori programma. tanto anche se parlassi non sentiresti niente. ci sono troppe pubblicità e poche zone d'ombra. magari se ci fosse un modo per tenersi distanti si potrebbe anche sperare. altro assenzio in fiamme sui nostri isolamenti forzati. che ci sono rimaste in testa tutte le parole inopportune. l'attesa ai tempi della comunicazione immediata. quando sentirsi e vedersi non è mai come toccarsi. quando speri di perdere tutto. e gli scontrini smarriti delle nostre promesse. arrivederci amore a quando saremo peggiori. che ci hanno rubato anche l'estate e quella strana cosa che non ci faceva dormire. per tutte le volte che non abbiamo avuto la forza per ferirci e per i risvegli perduti. i costanti ci vediamo presto per modo di dire. per tutti i sorrisi che non sono serviti a niente. magari ci fosse un modo per tenerci vicini. potremmo ancora permetterci il lusso della meraviglia. il romanticismo ai tempi dell'inquinamento. dei cieli senza più stelle. nuotiamo tra i sacchetti della spesa dismessi e i bicchieri vuoti della sera prima. tra le bottiglie con dentro lettere di licenziamento da questa vita. cosa c'è di bello nel nascere in riva al mare se è un mare di rifiuti. e scopiamo sulle spiagge dimenticare per dimenticarci. sotto le mura delle case abusive. e dovrà pur esserci un condono per i nostri rapporti illegali.
"pochi motivi per dire la verità
molti per mentire"
23 giugno 2010
TRA L'INUTILITA' DEI NOSTRI DISCORSI PIU' IMPEGNATI
saremo clandestini per sempre. in questo paese del si sa ma non si dice. in questo perenne silenzio stampa forzato. e chissà se saremo in grado di riconoscerci quando e se ci capiterà di scontrarci. ora le nostre vite sovrappeso perdono pezzi in tutti gli aereoporti. con i cani della finanza che ci vengono allegramente incontro per gli odori che ci siamo portati dietro dalle città più lontane. la deframmentazione dei nostri desideri più grandi e la difficile sopravvivenza dei ricordi. immaginando i futuri più improbabili tra le nostre mani che si stringono solo di notte e le parole non dette e quelle gridate. mentre i tassisti notturni non provano pietà per le nostre divisioni infinite. in questa città per cui abbiamo trovato l'antidoto. quando hai cercato di spiegarmi la tua teoria su una vita felice insieme a me e io non ho capito un cazzo. con il mio rifiuto per il farsene una ragione. con la lucidità dell'impossibilità del cambiamento immediato. con il disprezzo verso la comodità dell'adattamento. ci hanno incastrato tutti. nell'illusione dell'essere importanti nei nostri piccoli ruoli da società civile ed evoluta. è una fine inevitabile. quando a sedici anni pensavamo ad un mondo ingovernato e a venti credevamo di poterlo cambiare partendo dal basso. e adesso? adesso si bruci Troia con tutti i suoi abitanti anestetizzati. che Atlantide si inabissi e non riemerga mai più. che l'intero pianeta scompaia e non venga mai più ricreato da un dio imperfetto. nel frattempo faccio un altro bagno in mare, prendo ancora un po' di sole e..cazzo, ho finito le sigarette. e non ci vediamo già da un mese. pazienza. vado a farmi un'altra birra.
9 giugno 2010
"inizia dall'inizio e vai avanti finché non arrivi alla fine: poi, fermati."
ora che il nostro amore lo abbiamo fatto a pezzi chiuso in una sacca e gettato nel fiume del tempo per farne sparire ogni traccia. ora che non so più il tuo nome e non so neanche se esisti. la vita è bene viverla come un viaggio ma viverla da turisti forse è un po' troppo. le luci notturne delle navi da crociera che al mattino vomitavano turisti sul porto di messina che poi alla sera ripartivano senza aver trovato un cazzo da vedere a parte un duomo di merda. c'era quella canzone di non ricordo chi che parlava di non ricordo cosa che ti piaceva così tanto. poi abbiamo chiuso gli occhi e desiderato che tutto svanisse. come sempre, la paura ha avuto la meglio su tutto. sui film della nouvelle vague che finiscono all'alba e sui libri sgualciti per l'eccessivo leggerceli a vicenda. nei pomeriggi infiniti a cercare la vita e nelle notti troppo corte il giorno prima di ripartire. adesso ci guardiamo intorno e pensiamo che questo posto sia splendido. splendido e altrettanto inutile. o inutilizzato. tra i vecchi che bestemmiano a denti stretti e i ventenni senza neanche la voglia di incazzarsi. mentre da lontano ci chiedono come cazzo facciamo a resistere ancora in questo deserto in riva al mare. a tormentarci con le solite domande senza risposta. in fondo non è nient'altro che noia se questi pomeriggi sono una strage di caffè ammazzati a colpi di montenegro. in questo tempo che non vuole morire. tra i ricordi accatastati come vecchi giornali pieni di notizie che non ci riguardano più ma che hanno fatto la nostra storia. tanto non avremo mai prove sufficienti. ciò non vuol dire che smetteremo di dire. quando saremo stanchi delle continue ripartenze, dei futuri sempre troppo lontani, dei denti spezzati a forza di mordere pietre. sarà allora che spegneremo il motore, getteremo via la chiave e inizieremo l'adattamento. per non essere mai più noi stessi. per avere un posto da chiamare casa. per continuare a chiederci a cosa sarà servito tutto questo. intanto ci tocca di vivere al passo rapido dei nostri tempi. cercare trovare prendere lasciare perdere perdersi. a volte ritrovarsi. amarci quasi per caso e odiare anche d'istinto. così poetici e patetici. così schifosamente umani.
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