"Vita mia noi due faremo grandi cose". poi le distruggeremo una per una per non diventare troppo produttivi. che ci siamo già presi in giro abbastanza. cercando di convincerci che fosse tutto. unico. insuperabile. e invece questa città ci mastica e ci vomita e ci rimangia per poi vomitarci nuovamente. senza mai fine. questa città che è il mondo intero. siamo cannibali. corpi in autocombustione. ci ripetiamo ogni giorno le stesse parole. le stesse promesse. la stessa speranza che domani sarà migliore. e continuiamo a crederci perchè non ci resta nient'altro da fare. ma Vita mia non preoccuparti. non sei triste. non fai schifo. sei solo una puttana con seri problemi di equilibrio mentale. non offenderti, a me vai bene così. altrimenti ti avrei già ucciso. tienimi ancora compagnia in queste notti da lanciare a centoquarantachiloemtriorari. che le luci autostradali schizzano ai bordi di quest'astronave decappottabile comesefosserotutteattaccatepropriocosìcomel'hoscritto. torneremo a casa insieme. giusto il tempo di gridare alle stelle una canzone eroinomane. che ho preso la grande decisione di annullare la mia vita. giusto il tempo di una foto con gli occhiali da luna. che siamo fatti al contrario, che vuoi farci. ridiamo invece di piangere e piangiamo al posto di ridere. passiamo il tempo con persone che non valgono un cazzo e diciamo addio a quelle che potrebbero restare per sempre. continuando a distruggerci il corpo per salvarci l'anima. per vivere. per sopravvivere. stasera abbiamo bevuto campari al posto del martini perchè avevamo voglia di rosso sangue. perchè avevamo voglia di sporcarci. che a restare puliti non c'è nulla di interessante. quindi, Vita mia, sporchiamoci pure. e copriamoci di tutti i peccati più immorali. commettiamo tutti gli errori peggiori. consapevolmente. senza pensarci. che a volte pensare fa più male che bene. dimmelo tu: non pensare, fatti. Vita mia, sporchiamoci. ma prima sposiamoci. per tradirci, per amarci per sempre, fedeli alla nostra linea d'infedeltà. lo sappiamo bene tra me e te. senza doverci mai spiegare. senza doverci mai piegare l'uno all'altra. in questa continua lotta alla pari con le stesse armi, le stesse ferite, gli stessi graffi al cuore.
5 agosto 2009
29 luglio 2009
trattenere le parole che si vorrebbe dire è un po' come trattenere il respiro. arrivi al punto che devi necessariamente aprire la bocca. o iniziare a muovere le dita su una tastiera. e poi sentirsi sempre come se si dovesse chiedere scusa per il disturbo. come a uno sconosciuto. ma quando non hai più voglia di chiedere scusa. di pregare. di cercare di convincere. di spiegare. allora, preferisci morire soffocato. e restare ad ascoltare in silenzio. a guardare in silenzio. e pensare solo: fa' quel cazzo che vuoi. addio. fottiti. e non aspettarmi. io torno a vivere al contrario.
28 luglio 2009
è l'errore di continuare avendo già finito
cederemo a tutti i nostri istinti senza opporvi resistenza. tutte le volte che ci incontriamo con consumazione obbligatoria. tutte le volte è un'irruzione reciproca all'assalto delle nostre vite che non ci appartengono più. tutte le volte è così e a volte di più. muoversi piano per non fare rumore. cercare un punto lontano da fissare per non guardarci negli occhi e vederci dentro. ripetersi mille volte di mantenere il controllo e tenere le parole al loro posto. che ricordo ancora tutti i per sempre sprecati. "ti ricordo delle sere a sbranarsi, delle sere a strafarsi". con me puoi essere tutto. la puttana e la santa. nelle sere asmatiche di questa estate anoressica. a cercare i perchè e i motivi di una poesia che riecheggia oltre la parola fine. con il timore che sia tutto sbagliato. o che sia proprio la cosa più giusta da fare. io che ho sempre preferito sbagliare, perchè mi è sempre interessato imparare. e allora ti porterei ancora mille volte a non vedere le stelle dalla spiaggia buia. a guidare piano perchè a rallentarci è il cervello affumicato. a fare tutto ciò che di banale c'è da fare. a rifare tutto ciò che di speciale abbiamo fatto. e i tuoi occhi che sono l'unico specchio in cui si riflette la mia anima. le tue parole che sono spesso la mia unica verità. i tuoi respiri erano il mio ossiggeno. imparare a vivere sentendosi come a metà. imparare ad accettare. ad arrendersi. come dopo aver visto quel volo di colombe. non esisterà più il dolore. mai qualcosa di più bello.
23 luglio 2009
peggio di così solo la bottiglia di martini vuota
penso che un incubo così non ritorni mai più. l'unica consolazione è che peggio di così non potremo stare mai. che più in basso di così solo il paradiso. ti ricordi della nostra macchina del tempo destabilizzata e di quei giorni che galleggiavano leggeri sui nostri ora e adesso? quei giorni sono diventati pesanti e affondano tra questi mai più. che una cosa che ho sempre odiato è il dovere trattenere i miei istinti. tenere le mani al loro posto, la bocca al suo posto, le parole al loro posto,i pensieri al loro posto. io che sono nato e sono sempre stato scomposto. questi esseri dalle sensazioni e dai sentimenti stitici non ci hanno mai somigliato. noi che abbiamo sempre bisogno dell'abbondanza. che sia gioia o dolore non importa. noi che siamo Madonne e Santi e Anime Perdute e Catrame e Fate Strafatte e tutto ciò che questo mondo produce e rifiuta. noi che siamo così diversi ma fatti della stessa pasta. fatti delle stesse paste. noi che peggio di così possiamo solo... vivere o morire?
18 luglio 2009
qualcos'altro che semplice esistere
poteva andare peggio. potevamo innamorarci, restare insieme tutta la vita ed essere felici per sempre. poteva diventare una splendida favola. ma per fortuna tutto ha una fine. a volte prima ancora di avere un vero e proprio inizio. fortunatamente a volte ci si ferma all'incipit. quando è ancora tutto bello. quando tutti i nostri sogni sono legna che brucia per i nostri falò distruttivi. diventiamo grandi ma non troppo. è quella strana sensazione di aver perso l'innocenza. di essere diventati uomini, donne. di essere diventati qualcos'altro che semplice esistere. avevamo in mano le carte buone per perdere la partita. e invece abbiamo approfittato di tutte le occasioni mediocri. nei quartieri senza leggi di quella città crollata senza scosse. in questo sputo di case e persone in riva al mare. nel silenzio che si allunga in un tempo breve. misurarci le distanze con le lacrime. nonostante il sole. nonostante il mare. nonostante i solchi che scaviamo. le cosce aperte di queste troie da una notte sono la mia trincea. il mio bunker sotterraneo antiamore. un Santo al Contrario prega madonne puttane dalle bocche che fanno miracoli. il suo cristo è crocefisso non con i chiodi ma con le siringhe. la sua acquasanta per benedire le notti sa di martini. un Santo al Contrario non ha altro dio che sè stesso. ma poteva andare peggio. potevamo nascere normali. gente comune. e invece siamo nati vivi. qualcos'altro che semplice esistere. e raramente ci poniamo la domanda se sia un pregio o una condanna.
11 luglio 2009
come un santo al contrario
sarà che non conosco più gli orari dei tuoi voli. ma questa indifferenza mi porta sempre più lontano. e adesso mi invento pure un futuro tutto nuovo. in un luogo lontano da quì dove non ci sono ricordi e nessuna immagine dal passato. in una nuova gabbia di palazzi e cemento. una città ancora più grande. con più rumori, più strade in cui perdersi e più buchi in cui rinchiudersi e rovinarsi il corpo. l'animo inizierà di nuovo a vomitare parole. le parole.. quelle non ci abbandonano mai, non finiscono mai. ci tengono compagnia nelle notti oscure di questa felicità a sbalzi. mi restano tra le mani i vetri in frantumi delle nostre amicizie e dei nostri amori. ma non lacerano la carne. ci vuol ben altro per provocare ferite e far sgorgare il sangue. a forza di tagliarmi mi si è ispessita la pelle. così come il cuore. adesso mi ci vuole una dose più forte di sensazioni perchè possano tramutarsi in sentimenti. non mi basta più un amore dolce e a bassa voce. voglio un amore chimico. come quando mi guardavi e mi dicevi: smettila di pensare, facciamoci. e giù un altra pillolina. un altro pezzettino di carta stto la lingua. un altro laccio emostatico stretto al braccio. ci distruggevamo il corpo per salvarci l'anima. e le nostre madri piangevano guardandoci negli occhi incavati. ci stavamo perdendo la vita. ci stavamo perdendo il suo sapore più fresco e pulito. ma adesso io lo sento. ora che tu sei lontana e io non conosco più gli orari dei tuoi voli, lo sento. ma sento anche la sua puzza e il suo sapore di merda. e continuo a distruggermi il corpo per salvarmi l'anima. come un santo al contrario..che non crede più in Dio.
30 giugno 2009
quel difetto dava un certo fascino ai tuoi sorrisi più falsi
affidiamo le nostre anime a imprese di distruzione. i nostri cuori bisognosi di una ristrutturazione. io lavoro sodo e solo. tu fa la tua parte e sparisci quando sarà il momento. troverò un'altra bocca per le mie foto. le tue spariranno in fondo al cassetto degli oggetti del passato. intanto studio un modo per mostrarti il mostro che disconosci. contando una a una le volte che mi guarderai intristita. quegli sguardi saranno il mio respiro. rendersi nonamabile per potere continuare a vivere. farti del male adesso per non ucciderti nel tempo. non chiedermi dove sta il problema perchè tanto non troveresti la soluzione. il problema è che tu non sei la dissoluzione che attendo.
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