27 giugno 2009
"questo è tutto ciò che abbiamo fatto: abbiamo giocato, come a mamma e papà"
amare a caso perchè non c'è nient'altro da fare. restare a scopare fuori casa e risvegliarsi in letti sconosciuti. letti disfatti in cui ci si è addormentati fatti. e tu sei così gentile da portarmi il campari a letto. così delicata da svegliarmi con un bacio a bocca aperta molto particolare. e quel buongiorno a bocca sporca che viene dal basso. così pornograficamente amorevole. perchè non ci siamo mai detti quelle due parole. perchè non abbiamo mai passeggiato mano nella mano. ci siemo sempre tenuti le nostre insicurezze. mettendo da parte ogni goccia di mare caduta dal cielo. senza chiederci mai di capirci. abbiamo solo sperato di rapirci. incendiando le notti dei nostri incontri occasionali. evitando l'inutilità degli scontri patetici. le discussioni importanti lasciamole a chi si ama nel senso comune. che si tengano pure tutte le ipocrisie di coppia. a noi bastano i morsi senza rimorsi. le passeggiate urbane in cerca di uno spacciatore. e tenersi la fronte per vomitare meglio. gettarci nudi nel mare notturno per riprenderci dagli eccessi di vita. e vivere ogni giorno come se fosse il primo. oppure l'ultimo, come preferisci. mentre i ricordi si disperdono e ci si disconosce ogni giorno di più. che in fondo era solo una scena di un film fatto in casa. una lunga scena ma pur sempre e soltanto un frammento. buona la prima. adesso via con le comparse.
23 giugno 2009
la tua presenza è piacevole come il bacio di una zanzara
in queste notti estive, che il caldo ti si appiccica addosso, vai a dormire che la notte è già giorno. butti tutti i vestiti sulla sedia accanto al letto, chiudi la luce e chiudi gli occhi. silenzio. pochi attimi di silenzio. e una zanzara inizia a ronzarti attorno. la senti volare nell'aria, in cerca del punto giusto della tua pelle su cui poggiarsi e iniziare a succhiare un po' del tuo sangue. un po' di quel sangue che di questo periodo contiene sempre una buona percentuale di birra, campari, gin, vodka, tequila, rum. sorridi. fantasticando sul fatto che se i carabinieri fermassero quella zanzara a un posto di blocco, l'arresterebbero per volo in stato di ebbrezza. ciò non diminuisce il fastidio che quella zanzara ti dà. quell'insignificante insetto che si ostina a ronzarti attorno. la tua presenza dà lo stesso fastidio di quella zanzara. la tua presenza è piacevole come lo è un suo bacio. quella zanzara adesso è morta spiaccicata sul muro accanto al mio letto. resta lo stesso fastidioso prurito che mi danno le tue parole. ma anche la soddisfazione di averla definitivamente schiacciata. a te, non posso schiacciarti ma posso scacciarti. prima che tu possa bere un altro po' del mio sangue. non ho risorse sufficienti per vedere in macro quel minuscolo animale contorcersi per i miei colpi. ma posso girare al contrario l'occhio elettronico che posseggo e il risultato è molto molto simile. lo stesso faccio con te. con te che non vuoi andare via. con te che voresti restare.
7 giugno 2009
silenziosamente dentro una nuova pelle
ci conteremo a vicenda i capelli bianchi cresciuti per il troppo qualcosa. evidenziando le parole più insignificanti dei nostri discorsi. l'inchiostro non finirà mai. ne verseremo a litri su queste pagine bianche da imbrattare con i nostri pensieri più distratti. mischiandolo alle lacrime di gioia e a quelle di infelicità. alle lacrime di sangue che fuoriescono dalle ferite che ci provochiamo per eccesso d'amore. solo chi si ama davvero è capace di farsi così male. chi si ama a metà può soltanto essere felice per sempre. indosseremo un casco integrale per non farci male alla testa ma dimenticheremo di proteggerci il cuore. il passatempo preferito nelle nostre notti insonni sarà scopare e traforarci le vene. i fantasmi che ci girano intorno non riusciranno mai a capire. che tutto ciò che accade agli altri a noi accade amplificato mille volte. che non abbiamo armature abbastanza resistenti per uscire vittoriosi dalle nostre guerre personali senza ferite sull'anima. che siamo così forti da riuscire ad arrenderci davanti a qualunque cosa. che non fuggiremo da nessuna battaglia pur sapendo di perderla. le mie mani tremano quando i tuoi occhi si fermano suoi miei. perchè cancellano ogni insicurezza e portano via tutte le mie paure. non mi viene più voglia di perdermi in un bicchiere che non sia d'acqua. e non scappo più dalle emozioni che ci dà un sole che muore all'orizzonte. aiutami a cambiare pelle ancora una volta e rinascerò più
forte e con la giusta dose di indifferenza verso chi non mi dà più niente. le parole possono ferire ma i silenzi possono fare molto male. quei silenzi assordanti che dilatano il tempo. le parole che potrebbero spezzarli ci muoiono in bocca. che tutto quello che scrivo è il monumento che innalzo in loro memoria. queste pagine sono lapidi. ogni volta che mi chiedi cosa sto pensando una frase nasce nella mia mente e và a schiantarsi contro il muro delle mie incapacità di espressione interpersonale. pensare così tanto da non avere come farle uscire, tutte quelle parole. tranne che con l'inchiostro. che potrai collezionare tutti i miei silenzi e rivenderli al miglior offerente senza ricavarci alcun guadagno. oppure abituarti e imparare a leggere tra le righe. tra gli sguardi, tra le mani che si sfiorano e si stringono, tra gli abbracci, tra le labbra che si toccano. tra i miei occhi che hanno perso la capacità di piangere. momentaneamente, forse. che in questi giorni mi viene spesso di chiedermi come sarà tra dieci anni. quando non ho la minima idea di come sarà domani. che cazzo ci lamentavamo della routine quotidiana, quando adesso questa instablità ci sta uccidendo. che i mesi si staccano dal calendario appeso alle pareti e vanno a schiantarsi sul pavimento in silenzio. il tempo che passa non fa rumore ma scava crateri sul terreno incolto dei nosri futuri. che siamo incapaci di vedere lontano. i nostri occhi hanno una lunghezza focale massima di una settimana. poi, ci resta solo l'immaginazione. ci resta solo l'illusione.
forte e con la giusta dose di indifferenza verso chi non mi dà più niente. le parole possono ferire ma i silenzi possono fare molto male. quei silenzi assordanti che dilatano il tempo. le parole che potrebbero spezzarli ci muoiono in bocca. che tutto quello che scrivo è il monumento che innalzo in loro memoria. queste pagine sono lapidi. ogni volta che mi chiedi cosa sto pensando una frase nasce nella mia mente e và a schiantarsi contro il muro delle mie incapacità di espressione interpersonale. pensare così tanto da non avere come farle uscire, tutte quelle parole. tranne che con l'inchiostro. che potrai collezionare tutti i miei silenzi e rivenderli al miglior offerente senza ricavarci alcun guadagno. oppure abituarti e imparare a leggere tra le righe. tra gli sguardi, tra le mani che si sfiorano e si stringono, tra gli abbracci, tra le labbra che si toccano. tra i miei occhi che hanno perso la capacità di piangere. momentaneamente, forse. che in questi giorni mi viene spesso di chiedermi come sarà tra dieci anni. quando non ho la minima idea di come sarà domani. che cazzo ci lamentavamo della routine quotidiana, quando adesso questa instablità ci sta uccidendo. che i mesi si staccano dal calendario appeso alle pareti e vanno a schiantarsi sul pavimento in silenzio. il tempo che passa non fa rumore ma scava crateri sul terreno incolto dei nosri futuri. che siamo incapaci di vedere lontano. i nostri occhi hanno una lunghezza focale massima di una settimana. poi, ci resta solo l'immaginazione. ci resta solo l'illusione.
9 maggio 2009
immaginare da lontano i Grand Hotel delle capitali europee. immaginare come sarebbe farsi tra quelle lenzuola di seta. ridere di schianto fantasticando su un servizio in camera a base di oppiacei. la sua pipa, sir. i nostri sono sogni semplici. i nostri sono sogni chimici. in fondo non chiediamo poi molto. un mondo di soffice neve in cui sprofondare liberi e asciutti. personalmente, mi accontenterei della pioggia. ma tu volevi la neve e dicevi non vedi quant'è bianca? non vedi com'è pura? a me sembrava solo fredda e incolore. mi ricordava la morte ma anche la pace e qualcosa di stabile. ma era un'illusione. era tutta una farsa. era solo farsi. adesso che ho tradito tutto e tutti mi sento come se stessi galleggiando tra le nuvole. e tutto cade nell'insensato. o forse solo in un senso troppo profondo perchè tu possa capirlo ancora. e mi ritrovo davanti a distributori di sigarette epilettici. a bordo di astronavi dal tasso alcolico elevato. sull'orlo di albe improvvisate da fissare e immortalare con occhi elettronici. penso a quanto sarebbe bello dissolversi nell'aria. poter fermare il tempo oppure spingerlo avanti. a un giorno passato o a un giorno futuro. e invece ci tocca di vivere il presente. immaginare sempre tutto da lontano. essere in un posto e pensare già a un altro. le eccezioni sono rare. la quotidianità è rarefatta. lì fuori a volte manca l'aria. il banale fa sesso anale con la vivacità. e il senso astratto delle cose si fa concreto nelle immagini vivide dei nostri desideri. così vivide da lasciare lividi sul cuore. abbiamo bisogno di mescolare i nostri mondi. l'astratto con il concreto, il sogno con la realtà. anestetizzare i sensi con i sorrisi e i contatti fisici. e in fondo non è poi così male ritrovarsi quì. sfrattati dal mondo e strafatti di vita. a immaginare i Grand Hotel da una stanza in subaffitto. farsi tra queste lenzuola sporche d'amore. addormentarsi in un abbraccio. sognare di vivere in un sogno. e risvegliarsi con un buongiorno da dire a due occhi che chiedono il sole. la tua neve adesso è lontana. oggi si và al mare.
5 maggio 2009
ogni riferimento a soli o lune realmente esistiti o esistenti, è puramente voluto.
la notte che passa lascia un raggio di sole. la forza necessaria per gridare vita mia, a noi due. in questo teatro degli orrori che è la vita le risate sono sinistre. riflessi automatici del bisogno di vivere. la felicità è sovversiva, più che rivoluzionaria. da rivoltare ci sono solo i cassetti. in cui cercare un altro sogno che non sia ancora stato ucciso. in mancanza di superstiti non avremo più niente da perdere. saremo capaci di fare qualunque cosa. anche di sputare veleno in faccia a quel sole che nasce nuovamente. mentre saremmo contenti se restasse per sempre dall'altra parte del mondo. noi che amiamo la luna, le mille lune di cui ci circondiamo. il sole, quello, può anche andarsene a 'fanculo. con tutti i suoi ipocriti sorrisi e le sue frasi melodrammatiche del cazzo. la luna è fredda. è reale. se la notte porta consiglio il sole porta solo frasi vuote. senza più alcun senso. noi restiamo fedeli alla notte mentre il sole tradisce sè stesso. il sole parla, illumina, sorride, abbraccia e poi scompare all'orizzonte. lasciando...niente. la notte è violenta, gelida, oscura. colpisce, ferisce, uccide, graffia. ti strappa sorrisi a morsi. poi va' via piano piano con la promessa di tornare. lasciandoti esausto per l'eccesso di vita. lasciandoti pieno di sensazioni vere. quindi, sole: va' pure dove cazzo vuoi ma restaci. notte: tu sei mia, almeno fino a quando lo vorrò.
4 maggio 2009
lasciamo le parole libere di farci del male. mentre oggetti vari compiono i loro voli improvvisi e improvvisati. ma tutto finisce a schiantarsi da qualche parte. le grida sospese tra i fumi che avrebbero dovuto calmarci. che dopo l'innamoramento c'è l'odio. che poi per tornare ad amarsi bisogna finire in un letto. dimenticare i dispiaceri con i gemiti di piacere. poi restare in silenzio. come bambini spaventati. a tremarci tra le braccia. le parole sottovoce per paura di farsi ancora del male. gli occhi che scavano voragini. queste carezze che scavano solchi sul viso e sul cuore. battersi i pugni sulla testa perchè siamo fatti così. farlo solo quando nessuno ci vede. quando tu non mi vedi. quando non sei tu a chiedermi perchè siamo fatti così. così splendidi. così dannatamente splendidi in questo nostro suicidio quoitidiano. ogni giorno morire in questa città che ci divora poco a poco. ogni notte vivere in questo rifugio che ci avvolge. le bombe lontante che non sentiamo ma che comunque esplodono. e le esplosioni che gli altri non sentono ma che ci devastano l'anima. tu che dici di essere vegetariana ma che hai la bocca sporca di sangue. del mio sangue. perchè mi divori l'anima e il cuore. in questo rito cannibale che chiamiamo amore. scusa per la rima così banale. non volevo. e scusami se sono felice ora che non sono me. ora che i volti intorno sono cambiati e i mostri non devono più nascondersi. in queste notti delle streghe in cui le streghe non fanno più paura.
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